— Rabbì, Dio è lo stesso ovunque, o non è più Dio.
— Voi ve lo fabbricate a vostra similitudine. Mosè è il vostro legislatore. Egli è stato legislatore degli atti: io sono il legislatore delle anime. Voi proibite l'assassinio; io proibisco di più: la collera, e l'odio. Voi proibite l'adulterio: io proibisco più di ciò, il desiderio impuro. Voi proibite lo spergiuro: io proibisco l'istesso giuramento. Voi ponete come base del dritto il taglione; io pongo il perdono. Io vengo ad ordinarvi la carità, la riabilitazione del caduto, la mansuetudine. Voi avete degli schiavi; io vengo a ridirvi: gli uomini sono fratelli. Io predico la solidarietà umana; la glorificazione del debole e dell'abbietto: la supremazia dell'interno sull'esterno; la ricompensa dell'opera dopo la vita. Io ordino la communanza dei beni per mezzo della carità. Io vengo ad appianare la via del cielo che voi avete seminata di bronchi e sbarrata di abissi. Io riconosco la perfettibilità della legge, che voi avete cristallizzata nella durezza. Se Dio vede il cuore, a che le pratiche esterne del culto? Dio assorbe l'uomo. Voi arrestate il progresso crescente dell'opera e della dottrina di Mosè; io gli do l'impulsione della vita coll'amore e la libertà del cuore e dell'anima. Io aggiungo la fede al precetto; la passione alla sua propagazione. Io porto la libertà morale.
— V'è bisogno d'un Dio per ciò?
— Sì; Dio solo può ciò. Dio purificato dalla sua paternità, si allarga, si stende, penetra ovunque. Io sono la coscienza di Dio, e ve lo rivelo. Io predico il regno di Dio, il regno dell'amore, della paternità di Dio, che aspira il mondo nel suo alito di benedizione, di bontà, di perdono. Non più intermediarii fra l'uomo e Dio. Il mio culto è quello della purezza del cuore, della fraternità, della reciprocità umana, della dolcezza. Io porto la calma interna. Voi vi preoccupate dell'eccezione: io guardo l'universalità. Voi appoggiate la piramide dell'umanità sulla punta; io la pianto sulla base. Voi considerate le classi: io innalzo il popolo. Ed ora, se la legge nuova che io proclamo, non per gli Ebrei soltanto, ma per il mondo, è un delitto, io sono colpevole.
Queste parole del Rabbì furono seguite da un profondo silenzio. Esse avevano colpito la commissione. Gamaliele però, che sembrava il più pensieroso, rispose:
— Rabbì, bisognerebbe anzi tutto metterti d'accordo con te stesso e fissare la tua dottrina. Un giorno tu dici che sei la spada, il fuoco, che porti la divisione nel mondo; all'indomani ti proclami il servo il più umile, l'agnello, l'apportatore del ramo d'ulivo, ed assicuri che il tuo giogo è soave. Un giorno tu chiami i Gentili ed i Samaritani cani e porci, un altro spalanchi per loro le porte del regno dei cieli, e degni fare per loro dei grossi miracoli. Un giorno accarezzi lo straniero come Mosè; all'indomani lo respingi come noi; lo fuggi. Tu eviti le sue città, dopo aver bevuto l'acqua alla giarra delle sue donne. Cosa vuoi dunque? Questa dottrina di circostanza, non ce ne impone. Israele non manca di dottori. Ma gli è questo forse ciò che ci occorre? Come! tu hai udito l'ardente parola di Giuda di Gamala, hai veduto i suoi compagni attaccati alla croce lungo le vie, vedi la guarnigione romana alla porta del Tempio del tuo Dio, che dico? di tuo Padre! e tu vieni a spacciarti come il Messia delle anime, il Cristo del perdono, ed unisci nell'istesso abbraccio, la vittima ed il carnefice? Come! quando un popolo intero attende col fremito dell'impazienza l'uomo che in nome di Dio lo chiami alla libertà ed alla indipendenza, tu osi dirgli: Hai torto, rendi a Cesare ciò che è di Cesare, obbedisci, taci; tu poni in ridicolo i Farisei, e tu condanni i Zeloti? E storni la corrente delle anime dalla patria, per sparpagliarle nel cielo? Come! quando questi Esseniani i cui principii sono contrarii alla guerra; quando questi Sadducei i cui interessi li invitano alla pace; quando questi Erodiani da cui la riconoscenza e la propria salvezza esigono la continuazione del dominio straniero sopra il suolo nazionale; quando tutti i partiti infine si sollevano, cingono una spada, proclamano giunta l'ora della risurrezione, tu vieni, chiamato da noi, tu vieni a dirci: Io sono Dio, e vi ordino di amare i Romani? Davvero, Rabbì, tu hai ragione: tu non sei di questo mondo, non sei di questo tempo, non sei di queste contrade! E noi dovremmo autorizzare il tuo apostolato della codardia, e permettere l'assassinio di questo popolo? Sì, il nostro Dio è il Dio di Mosè, il vendicatore, fino a che non avremo una famiglia. Egli sarà il padre, quando potremo chiamarci fratelli. Pilato, gli è dunque tuo fratello, o Rabbì? Rimetti nel fodero codeste tue dottrine, che sono quelle dei popoli liberi ed indipendenti. Esse non possono essere per noi: noi siamo gli schiavi dello straniero. Tu predichi l'uomo; noi cerchiamo dei cittadini. Tu ti atteggi a Cristo; noi cerchiamo un generale. Tu ti proclami Dio; noi abbiamo d'uopo di un tribuno che gridi al popolo: Sollevati, Dio lo vuole!
— Io non sono nulla di tutto ciò, gridò il Rabbì.
— Allora sei condannato, rispose Gamaliele.
— Voi volete dunque la guerra.
— Noi vogliamo che tu sii l'eco della nostra voce, il braccio della nostra volontà, la parola della nostra bocca: un uomo-strumento, e non un uomo-Dio.