Lasciando la casa di Hannah, il Rabbì di Nazareth erasi recato da me. Un sentimento di delicatezza lo allontanava ormai da Bethania. Lazzaro, spaventato delle conseguenze di un interrogatorio al quale gli agenti del sanhedrin l'invitavano, per ispiegare la sua singolare guarigione, era sparito, consigliato forse dalle sue sorelle, le quali temevano lo scandalo a proposito del seppellimento precipitoso del loro fratello. Si affaticavano esse a dare una tinta miracolosa alla scena di Lazzaro. Il sanhedrin usava del suo diritto andando al fondo delle cose.
Io aveva avuto un colloquio con Hannah, dopo che tutti erano partiti, ed egli mi aveva raccontato ciò che fra lui e Claudia era intervenuto. Avevamo quindi fisso il piano di condotta definitiva che le circostanze c'imponevano.
Claudia, con una parola, distruggeva i nostri progetti, o piuttosto li aggiornava. Essa cangiava in un intrigo di palazzo il movimento di rigenerazione, che noi avevamo lentamente elaborato, preparato, maturato e condotto alla vigilia di manifestarsi alla luce del sole.
Il Rabbì, che doveva essere una forza impulsiva, diveniva inevitabilmente una vittima, sia che indietreggiasse, sia che avanzasse.
Rinnovai in quella sera i miei sforzi appo di lui, onde deciderlo ad abbandonar la partita per il momento e ad allontanarsi da Gerusalemme. Gli dissi tutto quello che l'amicizia mi consigliava. Gli dichiarai francamente ciò che il mio dovere di cittadino mi imponeva. Non gli nascosi che le truppe romane ci circondavano e riempivano le fortezze Antonia, Mariamne, Phasaelus e David; che nuove legioni accampavano a poca distanza dalla città; che Pilato sapeva tutto, e spiava il momento per schiacciarci; che Pomponius Flaccus desiderava una rivoluzione nella Palestina, onde estirparne gli ebrei agitatori, e ridur tutti alla mendicità. Gli dissi che Hannah andava a dar contrordine ai cittadini di Sion, i quali dovevano principiare il movimento nel giorno del paschah, che Jehu andava ad imporre la calma agli Esseniani; che Menahem annunziava di già ai suoi, che l'affare era rimesso ad altra epoca; che io stesso doveva recarmi da Antipas, all'indomani al suo arrivo, e consigliargli di far restare nel fodero le spade dei suoi Galilei... Non gli nascosi nulla; gli parlai da fratello, come parla un uomo che conosce il mondo ad un uomo che lo conosce male, un uomo calmo ad un esaltato. Non riescii a nulla.
Avverso sempre alla parte di Messia bellicoso, l'unica che in quel tempo potesse avere un senso ed una probabilità di successo, il Rabbì s'inebbriava di fede nella sua parte di rigeneratore della legge. Ci opponeva sempre il suo delirio dell'annientamento, dell'assorbimento del popolo in un delegato o vicario di Dio — a noi, classi nobili, classi ricche, classi sacre, che volevamo una repubblica oligarchica! Carezzava la visione d'essere una specie di Faraone sacro sotto l'immanenza di Dio. Voleva abbattere la gerarchia del Tempio e degli ordini sociali. Noi, invece, volevamo innalzar tutto ciò a potere supremo — autorità nell'alto, libertà nel basso, e non più Romani; mentre il Rabbì non sdegnava di dare al suo Dio umanizzato la guardia di Cesare. Gesù mi ascoltò attentamente. Ma, o non mi credette, o gli sembrò opportuno di emanciparsi completamente da noi. Forse egli confidò nelle sue proprie forze, o gli parve che fosse troppo tardi per dare addietro, o contò sopra un concorso imprevisto, incognito a noi. Comunque sia, la sera egli diè ordine ai suoi discepoli di sobillare le masse, ed intrattenere nelle idee della rivolta i Galilei ed i provinciali che venivano alla festa. Egli poi partì la stessa notte, solo per andar incontro alle carovane della Galilea e della Perea che si recavano a Gerusalemme per la via del Giordano. I suoi discepoli che si consideravano già come assisi su quei dodici troni delle tribù d'Israello cui Gesù aveva loro promesso, lo incoraggiarono nella sua ostinazione. Il mio buon senso sembrava loro una viltà. Esaurii il resto di ragioni che la conoscenza degli uomini e delle cose mi suggeriva, poi li abbandonai al loro destino, preoccupandomi soltanto ormai di attenuare la loro caduta, senza venir meno ai miei doveri di cittadino.
Debbo soggiungere che avendo incontrato Noah nella corte di Hannah, ed avendo appreso che Ida era dal sagan, l'avevamo cercata, l'avevamo trovata in una via recondita dietro il giardino, e che l'avevo alla perfine decisa ad accettare un ricovero momentaneo nella casa un dì abitata da Maria, ed ora vuota, onde sottrarla agli attentati ad alle ricerche di Claudia, la quale, vedendosela sfuggire, le aveva gridato dietro:
— Ti ritroverò!
La sera seguente, Antipas e la sua corte arrivarono nel bel palazzo del sobborgo di Bezetha. Egli sembrò incantato di vedermi; imperciocchè con me e' si spogliava della sua maestà e diveniva un allegro compare. E' si affrettò a mostrarmi i suoi pappagalli, le sue scimmie, i suoi nani, le dotte bestie che aveva acquistate dopo la mia ultima visita a Tiberiade, e che conduceva seco, mescolati tutti insieme, querelandosi continuamente e stuzzicandosi reciprocamente.
— Quando avrò annesso la Giudea e la Samaria alla mia tetrarchia, diss'egli, allogherò tutte queste curiosità nella fortezza Antonia, ed i miei sudditi andranno a vederle. Bisogna pur far qualche cosa per il popolo, al postutto.