Appena il corpo d'Ida cadde nel bacino, quelle centinaja di serpenti, come in un sol gruppo, si scagliarono sopra di lui. Ida si rialzò, e tentò di star in piedi. L'acqua la copriva fino al petto. Cominciò a strappar colle sue mani le murene che, come enormi sanguisughe, le si attaccarono con la bocca tutta aperta, formando un disco armato di succhiatoj, e la morsero. Le sue mani scivolavano su quei corpi glutinosi, il cui contatto e la cui vista le cagionavano più orrore che il suo sangue stesso, il quale scorreva da ogni parte sulla sua carne che era maciullata. Ella non gridò. Un gemito sordo, profondo, inarticolato, sfuggiva a sua insaputa dalla sua gola, col suo respiro rantoloso. Per una murena che riesciva a staccarsi dal corpo con un lembo di carne, dieci se le slanciavano alle braccia, al petto, al collo. Gli occhi dilatati schizzavano dalle orbite. I muscoli del viso si contorcevano come quelli d'una isterica. Le murene sprofondavano le loro teste acute nel suo corpo, e l'allacciavano, come potevano, delle loro spire poco flessibili.

Ida ricadeva e spariva sotto l'acqua per un istante; poi si rilevava. Il suo collo, le sue guancie erano state invase e morsicate. Si sarebbe detta una testa di Medusa. Le mani, le braccia erano avvinghiate di quegli orribili mostri. Era divenuta una sola piaga: l'acqua arrossava. In quel punto una murena le saltò alle labbra. Ida piegò. Altre le si appresero agli occhi. Gettò un grido; fece uno sforzo supremo per sbarazzarsi da quelle morse viventi, da quei ferri divoratori, riuscì a sbrattarne per un istante ancora il suo bel viso, orribilmente lacerato, poi vacillò e si abbiosciò.

Io la vidi spasimar sotto l'acqua, aggrapparsi alla sabbia, mordere i rettili che la mordevano. Poi i suoi movimenti rallentarono, cessarono. Ella s'irrigidì, si agghiadò, ed un istante dopo il suo corpo non era più che uno scheletro. Feci uno sforzo per fuggire.

Claudia era scomparsa. Gli schiavi liburniani non mi ritennero più. Il lorarium restava sempre ritto ed impassibile all'altra estremità del bacino. E gli uccelli cantavano; le api ronzavano; le farfalle andavano a zonzo; l'aria era profumata dai primi baci della primavera. Dei fiori delle ajuole, dei verdi ramoscelli sugli alberi, e dinanzi a me la sola donna che io ho amata, divorata! Fuggii, e non so come mi trovai nella sala del giudizio, ove caddi annichilato.

La voce dello scriba che leggeva la sentenza del Rabbì, mi scosse. Corsi a Pilato e con voce sorda gli dissi:

— Tua moglie ha assassinato la sorella; non uccidere il fratello.

— Come! cosa vuoi dire?

— L'ho veduta io stesso, vengo di là, dalla vasca delle murene.

— Ah! la sciagurata! sclamò Pilato coprendosi il viso colle mani.

— Salva almeno quest'uomo, continuai.