— Reclama a Pilato il corpo del condannato.
— Cosa vuoi che me ne faccia?
— Te lo dirò, reclamalo.
Quando Pilato ebbe letta la sentenza, ed era per rientrare nel suo palazzo, Giuseppe gli disse:
— Questo condannato non ha parenti. Io ti chiedo il suo corpo per dargli una tomba.
— Prendilo, rispose Pilato, e si schivò.
I commissarii del sanhedrin consegnarono il prigioniero alle guardie romane.
Vidi allora il Rabbì, fermo fino a quell'istante, vacillare e quasi svenire.
Non c'era tempo da perdere. Erano quasi le due ore, ed alle sei, ora in cui principia il sabato, tutto doveva esser finito, il supplizio compiuto, i suppliziati seppelliti. Gli altri prigionieri furono tirati della prigione. Moab e Zabdi mostrarono una grande tranquillità. Bar Abbas, graziato, principiò a sgambettare nella corte, e dire e fare mille buffonerie agli Ebrei che avevano ottenuto la sua grazia.
Furono cavate tre croci dai magazzini del pretorio, ed ogni condannato prese la sua. Il Rabbì avendo protestato che non aveva la forza di portare il suo legno, si pagò un contadino che s'incaricò della bisogna. Insorse contestazione tra Osea e lo scriba del pretorio a proposito della scritta che doveva essere affissa alla croce del Rabbì.