«Il tuo amore, che si era svenuto nelle lagrime, si è risvegliato poche ore dopo nelle braccia di un marito. Hai fatto bene. Grazie. Tu mi guarisci dai rimorsi. Tu alleggerisci le mie memorie del passato dalle preoccupazioni dell'avvenire. Il disinganno al postutto è un grande beneficio: brucia le vecchie piaghe per guarirle. Io non aveva alcun dritto ad una affezione di cui tu sola avevi formato il capitale. Non ho dunque a rivolgerti alcun rimprovero, e, ne avessi anche il diritto, non lo farei. Sii felice, se lo puoi, se la felicità può esistere in codeste affezioni apopletiche che scattan di botto e muoiono all'istante. Però, se un giorno fossi visitata dalla disgrazia, ricordati di me, che non dimenticherò mai di qual balsamo tu hai profumato le ore del mio spaventevole dolore. Addio.»
Ida lesse questa lettera cogli occhi acciecati dalle lagrime, il singhiozzo nella gola, il rantolo nel petto. Alla parola «addio» cadde al suolo svenuta. Il sagan che non sapeva nulla, nè dell'istoria di Pilato, nè del contenuto della lettera, corse a chiamare Noah, che prese fra le braccia la sua padrona, e la trasportò priva di sensi nella sua stanza da letto.
Hannah attese più d'un'ora, solo, nel tablinum, prima d'aver notizie dell'ammalata. Mille pensieri l'assalivano. Fu sul punto di partire per ritornare un altro giorno; ma la curiosità, l'interesse ch'egli prendeva per quella bella creatura, lo trattennero. Attese. Alla fine Noah venne a dirgli che la sua padrona era in istato di riceverlo.
Entrò infatti nel piccolo gabinetto vicino al tablinum, ove trovò Ida, stesa sopra un letto di cuscini, più calma, ma spaventevolmente pallida.
— Perdonami, o principe, diss'ella. Mi sono sentita morire, malgrado gli sforzi che ho fatto per non mancarti di rispetto.
— Sei tu in grado d'ascoltarmi? Ho a farti un grave messaggio. Se sei ancora debole, ritornerò domani.
— Oh! no; parla; io posso udir tutto, adesso. Ho subito la grande prova.
— Allora sarò corto e preciso.
— Occorre rinviare Noah? Ella conosce tutta la mia vita, tutta la mia anima.
— Che resti dunque, disse il sagan. Ecco di che si tratta. Tu hai veduto qui due volte un giovine mio amico, Giuda di Kariot.