Le mani protese nell'attitudine della maledizione, gli occhi spalancali, tutta quella gente principiò ad indietreggiare, rinculando, non potendo staccare lo sguardo da quella magica figura.

Alla voce di Gesù, Ida alzò gli occhi, e riconoscendo il Rabbì, cadde in ginocchio, fissò il suo sguardo divaricato ed ardente su di lui, gli tese le braccia, e mormorò:

— Fratello, fratello, abbi pietà di me.

— Terremoto del Sinai! gridò Bar Abbas, non ci mancava altro; ecco mia nipote! Sono in famiglia alla fine.

La mano d'Ida era caduta dalla mia, ed io mi copriva il viso. L'anatema era sceso sul mio capo.

Dopo un simile scandalo, l'unione con Ida diveniva impossibile. Gamaliel e Simeone mi presero per le braccia e mi trascinarono con loro. Io era istupidito; non mi sentiva più vivere. Noah s'inginocchiò dietro la sua padrona e la ricevette fra le sue braccia.

Il sagan solo restò come pietrificato, impassibile, assorto in un turbine di idee. Noah aveva già trasportato fuori Ida, spezzata in due e svenuta, ed Hannah era ancora al suo posto. In questa sala non ha guari tutta gremita di gente, non restavano più che il sagan e Bar Abbas posti alle due estremità. Hannah corse verso Bar Abbas, che se ne stava egualmente indeciso fra il seguire gli altri o restare per parlare a sua nipote, lo prese pel braccio e lo scosse.

— Ben m'avvisavo, brontolò Bar Abbas, che quel rabbioso di mio nipote ce ne avrebbe fatta una delle sue.

— Hai detto «mia nipote?» susurrò Hannah.

— Sì, mia nipote.