— Io non conosco complici; conosco dei messaggieri della mia parola, dei credenti nella mia missione.

— Rabbì, tu parli già da padrone. Ciò non basta. Che hai tu fatto, che puoi tu fare? M'è stato detto che hai guarito degli ammalati, e dato del pane a degli affamati. Rabbì, per sollevare il popolo ebreo come una marea spaventevole, e sommergere questo pugno di Romani che lo schiacciano, Esculapio stesso sarebbe impossente. Occorre un Gracco, un Cesare, un Mario, un Silla, od un Dio: perfino un Catilina.

— Donna, non affrettarti a giudicare l'operaio prima di veder l'opera. Tu non hai la fede.

— La fede si prova, Rabbì: giacchè io non conosco nulla di così incredulo, che la credulità. Manifesta il tuo potere, ed allora....

— Allora il figlio di Dio sarà disceso al livello di Simone, il mago di Sichem. Gli è per domandarmi dei miracoli, come la plebe, che m'hai chiamato?

— Non hai detto tu stesso che io era ammalata? Ebbene, tutte le azioni della mia vita non tendono che ad uno scopo. Se io ti domando dei miracoli, è che non ti considero come un mio schiavo, il filosofo Filottete.

— Claudia, tu hai d'uopo di una spiegazione e non d'un miracolo. Tu nascondi un segreto nel fondo della tua anima. Tu ami tuo marito, ma lo disprezzi; e ti fai violenza e ti torturi per non farti indovinare. Tu credi che Pilato t'abbia sposata per ambizione, e non per amore. Non puoi comprendere che egli abbia potuto amarti, conoscendo le tue costumanze alla corte di Tiberio, ma non sapendo che tu ti disonoravi per ottenere la libertà di tua madre.

— Rabbì, Rabbì, gridò Claudia, chi ti ha detto tutto ciò?

— Tu stessa.

— Mai, mai io non te n'ho confidato una parola.