DUE PAROLE AL LETTORE

Un sonettuccio, un'epigrafe, due versi qualunque, in occasione di nozze, son cose omai di niun pregio che si leggon per divertimento tra un bicchiere e l'altro e che lascian quasi sempre il tempo che trovano.

Io ho voluto — o almeno creduto — fare qualche cosa di più duraturo nella gioia di due famiglie che sono tra le più illustri di questa Comunità israelitica, ripubblicando con molte aggiunte e correzioni alcune idee che videro la luce in un periodico letterario di Roma[[1]] e un'appendice sopra una mia conghiettura che prova, seppur ce ne fosse bisogno, come l'Immanuele frequentasse la casa di Dante... per qualche cosa di meglio che non fosse l'Inferno, e riportando i due famosi sonetti scritti per la morte del divino poeta, il primo da Bosone da Gubbio e l'altro colle stesse rime di risposta che fece il nostro Immanuele.

I letterati giudicheranno del mio lavoruccio che ha, se non altro, il pregio dell'attualità, perchè l'amicizia sincera di un ingegno sovrano come Dante con un ebreo nel medio evo — amicizia su cui non cade più il minimo dubbio — è prova del cuor nobile di lui e della malvagità di quanti odiano o disprezzano gl'israeliti senza una ragione al mondo.

Ma l'Italia fu sempre la terra de' forti propositi e delle magnanime imprese e l'Italia che venera l'Alighieri come il sommo tra i suoi poeti, ha imparato da lui ad inspirarsi ai dettami della fratellanza e dell'amore. E gliene va data somma lode.

Ad ogni modo il nostro studio non tornerà discaro a quanti vogliono l'affetto tra i professanti le varie religioni, nè spiacerà ai cultori delle belle lettere che in ogni accenno al poema dantesco trovan materia gradita di studii severi e di serie riflessioni.

Casale, 17 Agosto 1893.