PRUDENZIO. Taci, tu. Ma che avete a far la Signoria Vostra con lei?

RUFINO. Son servitore de un suo parente el quale ora è in casa con esso lei e me ha mandato a chiamarvi; ché la madre e lui sono contenti che voi la sposiate stanotte per ogni modo. E, se voi sète savio, non vi ci pensarete per ciò che, se aspettate a domatina, ve nne potrestivo pentire; ché c'è altri che voi che la vole.

PRUDENZIO. Non, per lo amor de Dio. Fate che non si dia a nessuno, ché la voglio io.

MALFATTO. Oh de sotto! Volete che tiri?

REPETITORE. E va' in mal'ora, poltrone!

MALFATTO. Son piú omo da bene che non simo noi.

PRUDENZIO. Lèvate de lí.

MALFATTO. Non me nne voglio levare.

RUFINO. Orsú! Se volite venire, speditevi; se non, me nne voglio andare, ché l'è tardo.

PRUDENZIO. Odite, omo da bene. Noi ve ringraziamo: e certamente ch'un po' di suspetto è quello che mi tiene cosí ambiguo del venire; perciò che non è molto che simo stati assaltati qui nella strada da un certo maestro Antonio.