PRUDENZIO. Di' pur via; séguita.
MALFATTO. No, no: io ho sbagliato. Sta da quest'altra banda; e poi se volta cosí, e cosí, e se agionge poi lá, e vassi poi in qua. E cosí la trovate.
PRUDENZIO. Questo sarebbe uno enucleare.
MALFATTO. Oh! tengo ben a ment'io, sí.
PRUDENZIO. Tanto magnassi mai tu! Ma so che tutte le opere mie me succedono oggi extra votum.
MALFATTO. Patrone, bon dí. Io voglio andar a micto.
PRUDENZIO. Va', che te fragni le crure! Chi demone me ha posta questa bestiola dinanzi? ché nihil prodest, idest che non giova el monirlo né di gastigarlo; immo, de male in peius. Ma suo danno, quia sibi luditur.
SCENA III
CECA, MINIO, IULIA, LIVIA.
CECA. Oh che l'è da bene! oh che l'è la buona giovane, quella madonna Fulvia! Per certo che, ora ch'io ho inteso el tutto, li ho quella compassione che alle povere bisognose e vedove aver si deve. Grande infelicitá l'è certo la sua, ché né vedova né maritata se gli può dire; ma molto… Domino! Esce di casa piangendo Minio; e madonna è sulla porta.