Verso la stessa epoca il Governo ottomano aveva deciso di cacciare dalla Tripolitania la frazione degli Uargamma, che erasi stabilita nella regione situata tra le antiche frontiere della Tunisia, regione denominata Giufara el Garbia e che è tra le più fertili e le più ricche di pascoli della Tripolitania. La presenza di cotesti tunisini nel territorio tripolitano poteva fornire alla Francia un pretesto per pretendere che cotesto territorio appartenesse alla Reggenza di Tunisi, dacchè una tribù tunisina vi si era pacificamente stabilita e vi faceva atto di proprietà.

Una spedizione partì da Tripoli sotto gli ordini del generale di brigata Mustafà pascià. Il corpo di spedizione si componeva di 1400 uomini, dei quali 800 di fanteria, 320 cavalieri, il resto di artiglieria. Ma si arrestò a Zuara e non andò oltre. Il generale, a mezzo d'intermediarii, fece intimare ai capi degli Uargamma l'abbandono del territorio abusivamente occupato, concedendo loro di stabilirsi, se lo volessero, nelle grandi Sirti. Gli Uargamma, poco curandosi della intimazione ricevuta, si stabilirono in parte a Gibel Nalut, in parte a Djemilia, restando così sul territorio tripolitano.

Il Console di Francia a Tripoli, avvertito ufficialmente della spedizione dal valì, si affrettò a informarne il Residente francese a Tunisi. Una commissione composta del segretario generale della Residenza e del segretario francese per gli affari indigeni, partì tosto su di una nave da guerra per raggiungere a Zarzis il generale Allegro che l'aveva preceduta. Costui, sulla fede di informazioni inesatte, ovvero con lo scopo di prevenire un fatto possibile, aveva avvertito il Destrées di una pretesa marcia di Mustafà pascià sopra Djemilia. Il Console si presentò al valì e non senza emozione, vera o finta, gli domandò se la notizia fosse esatta. Aggiunse che Djemilia apparteneva alla Tunisia e dichiarò che qualsiasi altro tentativo da parte della Turchia sarebbe stato considerato dalla Francia come un casus belli. Il valì, intimidito, si affrettò a rassicurare il signor Destrées circa la falsità della notizia, affermando tuttavia nuovamente i diritti incontestabili della Turchia su Djemilia, come appartenente alla tribù tripolitana degli Huail. [pg!22]

Il 31 dicembre 1887 l'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli interrogò di nuovo il gran visir per conoscere con precisione le intenzioni della Turchia. In un promemoria mandato a Photiadès pascià, ambasciatore del Sultano a Roma, la Sublime Porta spiegò le sue vedute. L'ambasciatore italiano aveva fatto osservazioni su quattro punti:

1. La Porta, malgrado le macchinazioni francesi, non aveva occupato l'antica linea di confine della Tripolitania, nè aveva inviato colà degli ufficiali commissari;

2. La Porta non aveva domandato la sconfessione ufficiale e pubblica delle carte dello Stato maggiore francese;

3. La Porta non aveva dichiarato pubblicamente che il territorio ad est di El-Biban era e resterebbe tripolitano;

4. La Porta non aveva domandato l'allontanamento del generale Allegro, sebbene suggerito dal valì.

Il governo ottomano rispose che non sapeva spiegarsi la prima osservazione, giacchè le autorità imperiali della provincia non avevano giammai abbandonato un solo dei punti posti sotto la loro amministrazione, la qual cosa rendeva inutile l'invio sui luoghi di commissari speciali.

In secondo luogo il governo ottomano aveva creduto superfluo domandare la sconfessione ufficiale e pubblica della carta dello Stato maggiore francese, dopochè il Ministero degli Affari Esteri di Francia, precedentemente interpellato, aveva dichiarato di ignorarne l'esistenza (!) e aveva soggiunto che, se anche tale carta fosse esistita, essa non avrebbe avuto valore che dal momento in cui i due governi ne avessero approvato il tracciato, dichiarazione questa della quale la Porta aveva preso atto.