È superfluo il dire che la perdita di Ghadames sarebbe per la potenza che sta a Tripoli un gravissimo colpo, oltrechè sotto il punto di vista commerciale anche sotto quello strategico; innanzitutto perchè è nodo di comunicazioni allaccianti nientemeno che due mari, il Mediterraneo e il golfo di Guinea, e il bacino interno del Tciad; e poi perchè la sua perdita trarrebbe seco quella di tutto il territorio fino alle oasi di Dergi e di Sinaun, alle quali sarebbe in progresso di tempo riservata la stessa sorte. Al quale proposito giova ricordare come nelle sterminate regioni dei deserti africani, le oasi ritraggono dall'acqua che le creò una capitale importanza, giacchè fuori di esse non vi è vita; di guisa che a buon dritto possono dirsi i punti strategici del deserto.
III.
Fu accennato or ora come l'accordo anglo-francese del 5 agosto sia una minaccia per l'oasi di Ghadames. E difatti quell'accordo riconosce la zona d'influenza francese a sud dei possedimenti mediterranei fino ad una linea determinata da Say sul Niger a Borruva sul lago Tciad, senza che vi sia in nessuna guisa indicato il limite orientale di questa immensa contrada. Soltanto si può dedurlo col riunire il punto estremo orientale del confine dei possedimenti mediterranei con Borruva, sul lago Tciad, avendo cura di lasciare intatti a levante i diritti spettanti alla Porta in forza della dichiarazione di Waddington in risposta alla richiesta (5 agosto) di lord Salisbury.
E così la linea verrebbe a riuscire il prolungamento di quella che rasenta l'oasi di Ghadames e che passando a ponente di quella di Ghat o Rath, anche appartenente alla Tripolitania, dovrebbe andare direttamente a Borruva.
Or quando si consideri che siamo in pieno Sahara, con distanze enormi, rarissime vie di comunicazione, ancor più radi centri abitati, cioè le oasi; che quindi le notizie dell'interno impiegano mesi a giungere alla costa, quando [pg!36] giungono; che i francesi hanno il diritto, in forza dell'accordo, di stabilirsi sulla sponda occidentale del lago Tciad; che essi hanno proclamato il confine sud-orientale dei loro possessi mediterranei scorrente a soli 24 chilometri dalla città di Ghadames; che la Turchia non ha trovato la vigoria di contestarlo, la Turchia che ne riceve il danno immediato e che si prepara a sottostare alla perdita di Ghadames od almeno, quasi preludio alla perdita, alla deviazione dei commerci tendenti a Tripoli, ai porti francesi; che infine l'oasi di Rhat così lontana ha una dipendenza non certo diretta dal valì di Tripoli; quando si sia considerato tutto ciò, si può chiedere: che v'ha di più facile pei francesi di divenire di fatto poco a poco gli arbitri, se non i diretti padroni e di Ghadames e di Rhat e quindi di tutto l'hinterland tripolitano? Poichè occorre rammentare che in regioni di deserto come queste di cui è questione, il padrone effettivo è chi si trova sul luogo in forze e con denari in modo da disporre dei commerci e delle vie di comunicazione; ed inoltre che la dichiarazione supplementare all'accordo del 5 agosto, non garantisce che i diritti del Sultano, e riesce assai dubbio lo stabilire se siasi voluto comprendere fra questi anche i diritti sorti dalla recentissima teoria dell'hinterland. V'ha anzi molta ragione per ritenere che si sia inteso di salvaguardare soltanto i diritti sui territori riconosciuti parte integrante della Tripolitania, di guisa che pur volendo ammettere il rispetto di quelli per parte della Francia, cioè di Ghadames e di Rhat, nessuna esplicita garanzia si ritrova nè nell'accordo, nè nella dichiarazione supplementare, che valga ad arrestare i francesi nella loro lenta, pacifica ma costante marcia verso levante, dove oggi possono procedere a sud della Tripolitania, senza incontrare nessuna linea di delimitazione.
Conclusione.
Si è veduto che la Francia ha addirittura abolito l'antica frontiera fra l'Algeria e la Tripolitania (v. Carta di Prax e Renou) dichiarando francese tutto il deserto che si stende a ponente di Ghadames, a mezzodì del Suf algerino, assai prima ancora che intervenisse l'accordo del 5 agosto 1890. Si è pure veduto che ha arbitrariamente [pg!37] avanzato la frontiera della reggenza di Tunisi verso levante ai danni della Tripolitania, col fine di avvicinarsi alla capitale, girare le difese verso nord-ovest sull'altipiano e tagliar fuori Ghadames.
Quest'opera di lenta demolizione la Francia l'ha iniziata non appena posto il piede in Tunisia, e la continua. Oggi è la volta di Ghadames. Per ora semplicemente attratto nell'orbita del commercio francese, cadrà necessariamente di poi nelle mani della Francia, e con esso cadranno le dipendenti oasi di Dergi (Derdj) e Sinnaun e la lontana di Rhat. E quando la Francia sarà l'arbitra di tutto l'hinterland tripolino e padrona delle vie carovaniere dal Tciad a Tripoli, e quindi del commercio di tutto quel vasto bacino centrale africano, che ne sarà dell'equilibrio del Mediterraneo?
Il potere ottomano ridotto alla regione costiera, diverrà poco a poco una larva di potere anche in Tripoli stesso, finchè, alla prima circostanza propizia, non cadrà definitivamente in mano alla potenza che, stringendola da ponente e da sud, ne avrà già l'effettivo dominio. E allora la Francia estenderà il suo non interrotto dominio dall'Atlantico e dal Mediterraneo al lago Tciad su di una sterminata distesa di territorio, quasi un terzo del continente africano. Padrona del littorale dal Marocco all'Egitto, avrà rotto l'equilibrio del Mediterraneo; arbitra del vastissimo paese fra i due mari e il bacino interno del Tciad, giungerà al Uadai, al Darfur, alla valle del Nilo.
Roma, 2 dicembre 1890