Naturalmente, della sostanza dei colloqui di Milano fu informato il Cancelliere austro-ungarico conte Kálnoky, per mezzo dell'ambasciatore imperiale a Roma barone de Bruck, e dell'ambasciatore reale a Vienna, conte Nigra. Quest'ultimo telegrafava in data 1.º dicembre:
«Kálnoky mi ha pregato di ringraziare V. E. per la comunicazione da lei fatta a Bruck, i cui particolari gli furono confermati da Reuss e Caprivi. I due argomenti saranno studiati ed esaminati a suo tempo. Oggi cominciano le conferenze commerciali fra Austria-Ungheria e Germania. Da esse si vedrà se, e sino a che punto, i due imperi possano procedere sempre meglio d'accordo fra loro e preparare via a una intesa fra i tre Stati alleati sul terreno economico.»
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Tra lo stesso Conte Nigra e Crispi seguiva la seguente corrispondenza:
«4 dicembre 1890.
Mio caro Sig. Conte,
Adempio con ritardo — ed ella ne comprenderà il motivo — alla promessa fattale con mio telegramma del 18 novembre da Torino.
Nei colloquii, tenuti il 7 e l'8 novembre, Caprivi ed io ci siamo occupati della Triplice, tanto dal lato politico, quanto dal lato economico e commerciale. Siamo riusciti d'accordo in tutto; e parmi che basti, senza ricordare qui i nostri ragionamenti, scrivere per lei sulle varie tesi il concluso.
Nissun dubbio che l'alleanza delle tre monarchie debba essere prorogata. Nissuno di noi può credere che nel maggio 1892 le condizioni politiche dell'Europa possano essere mutate. Le ragioni, per le quali il trattato fu stipulato al 1882 e rinnovato al 1887, è a prevedersi che saranno le medesime.
Giova apportarvi qualche modificazione, e qualche aggiunta? È quello che si deciderà dai tre governi, i quali han tempo ancora a meditarvi. Una cosa intanto appare evidente..... Il conte di Caprivi su questo fu meco d'accordo.
Fummo anco d'accordo sulla necessità di migliorare le condizioni commerciali dei tre Stati, stipulando dei favori speciali che ne rendano più facili le relazioni, e talmente intimi i vincoli da resistere alla guerra che potrebbe venirci dalla Francia, qualora la nuova legge doganale uscisse così aspra da quel Parlamento da non permetterci di venire a patti. Non una lega doganale si vorrebbe fra i tre Stati, ma una maggiore mitezza nei dazii d'importazione.
Ciò posto, siam rimasti intesi che i tre governi metterebbero allo studio le varie questioni, che il grave argomento comprende. Quando gli studii saran terminati, affideremo a delegati speciali, che potrebbero esser due per ciascuno Stato, l'esame del problema e le proposte per la sua soluzione.
Finchè la Francia è in repubblica — ed ormai questa forma di governo colà sembra consolidata — essa sarà sempre una minaccia per le monarchie in Europa. La [pg!13] Russia deve capirlo, essendo ormai Parigi l'asilo dei nihilisti — e le due penisole, l'Italiana e l'Iberica, lo sanno per la propaganda morale e gli aiuti finanziari dati ai partiti sovversivi dal governo del finitimo territorio.
Noi in Italia siamo abbastanza forti: il sentimento monarchico nelle nostre popolazioni è profondo, e resiste all'apostolato rivoluzionario. Ci battiamo e non ci faremo vincere. Non bisogna però nascondere a noi stessi che il Vaticano accenna a valersi dei radicali, e si è visto nelle ultime elezioni. Il cardinale Lavigerie, nella sua nuova fase, lavora d'accordo col Papa. I cardinali in parte dissentono, ed anche il clero francese non è compatto; ma ignoriamo quello che ne potrà avvenire più tardi.
Le monarchie pericolanti sono la portoghese e la spagnuola, e la prima più della seconda. Ove esse cadessero, e a Lisbona e Madrid la repubblica fosse proclamata, nissun dubbio che codesto sarebbe il principio di una trasformazione politica, che la Francia è interessata ad apportare in Europa. I tre governi alleati dovrebbero meditare sul possibile avvenimento, comunicarsi le loro idee, ed agire, ove d'uopo, nelle vie diplomatiche.
Il conte di Caprivi si disse convinto di ciò, e promise di procedere d'accordo.
Stabiliti gli argomenti che importa meditare e determinati i criterii secondo i quali i governi delle tre monarchie alleate dovrebbero condursi, resta a Lei, signor conte, di ragionarne con codesto ministro degli affari esteri, prendere con lui gli accordi necessarii, e manifestarmi le sue intenzioni. La lunga esperienza dell'E. V. supplirà alle lacune che può presentare questa mia lettera, affinchè si possano raggiungere gli scopi che io mi son prefisso, e nei quali è consenziente il Cancelliere germanico.
E dopo ciò accolga i miei più cordiali saluti.
Devotissimo
F. Crispi.»
Mio caro Sig. Conte,
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«Vienna, 10 dicembre 1890.
Le confermo mio precedente telegramma. Esposi a Kálnoky il contenuto della lettera. Egli d'accordo in massima con V. E. e Caprivi,....
Quanto alle questioni commerciali prevede un intoppo nell'articolo XI del Trattato di Francoforte.[2] Chiede tempo per studiare le due questioni. Intanto si vedrà fra non molto su quali basi si potranno fare concessioni commerciali fra l'Austria-Ungheria e la Germania, il che faciliterebbe la soluzione anche per l'Italia. Nell'esame delle due questioni Kálnoky apporterà vivo desiderio d'accordo completo. Divide poi l'opinione di V. E. sulla convenienza di una direzione diplomatica uniforme per la difesa delle istituzioni monarchiche.
Nigra.»
[Telegramma]
«Roma, 15 dicembre 1890.
Il barone de Bruck mi ha letto una nota del conte Kálnoky con la quale dichiara che il ministro austriaco [pg!15] è meco d'accordo in tutte le quistioni le quali furono oggetto del colloquio col conte Caprivi e che riassunsi a Lei con mia particolare del 4 corrente. Chiede intanto che io concreti le mie idee sulle modificazioni alla convenzione del 1887, il che sarà fatto.
Discorrendo col Bruck intorno al miglioramento delle relazioni commerciali ed economiche, si cadde d'accordo sulla necessità della proroga, di un anno almeno, del diritto alla denunzia del trattato 7 dicembre 1887, affinchè le due parti avesser agio a studiare la grave quistione. Bruck scrive oggi stesso a cotesto scopo a Kálnoky affinchè fosse autorizzato ad uno scambio di note. Voglia parlargliene e fare le debite sollecitazioni, stringendo il tempo e dovendo io rispondere ad interpellanze parlamentari sull'argomento.
Crispi.»
[Telegramma]
«Vienna, 16 dicembre 1890.
Ho vivamente impegnato Kálnoky allo scambio di note per proroga di un anno del diritto di denunzia del trattato di commercio. Kálnoky consente pienamente con V. E.; ha subito telegrafato a Pest ed ha fatto la proposta al Ministero austriaco d'agricoltura e commercio. Egli crede che non vi sarà ostacolo, ma forse bisognerà sottomettere scambio di note alla sanzione del Parlamento, che secondo Kálnoky potrebbe essere data anche dopo il dicembre.
Kálnoky mi ha promesso che non porrà indugio alla soluzione ed io lo solleciterò più che posso.
Nigra.»