»È caso, dicono i medici: ma questo non è rispondere. La mente umana insiste a voler trovare la causa di ogni effetto e il fine d'ogni cosa. E dove la ragione e l'esperienza non danno una soluzione plausibile, è lecito domandarla alla tradizione, alla fantasia, e creare un'ipotesi.

»Sarebbe ella condannata quella povera inglese ad espiare una colpa de' suoi genitori? Qual colpa? E che giustizia è codesta che punisce i figli per la colpa de' padri?

»Il libro che vanno leggendoci, e di cui vi ho parlato altre volte, ha una risposta soddisfacente, ammessa che sia la sua dottrina della trasmigrazione. L'autore di Terre et Ciel pretende che la vita de' nostri maggiori si riproduca in noi stessi, e che le anime umane passino per differenti corpi, modificate dai meriti e dai demeriti della vita anteriore. Non so se si possa ammettere questa ipotesi in buona coscienza: ma quanto al caso presente, si dee confessare che si avrebbe una base per conciliarla colla provvidenza e colla giustizia suprema.

»Il male che uno sopporta non sarebbe da considerarsi come un vero male, ma come un'occasione e uno stimolo al bene. Per esempio, la giovane di cui parlo, potrebbe espiare in questa vita la colpa della vanità e dell'orgoglio a cui l'anima sua sarà soggiaciuta nelle fasi precedenti, per cui passò. La espia imparando a sue spese, come le altrui sventure e gli altrui difetti si devono compatire, non dileggiare. Questo sentimento di pietà che prima le mancava, perfeziona ora l'anima sua e la rende degna di riprendere, dopo questo periodo di prova e di educazione, la bellezza di prima, resa più pregevole per la nobiltà de' pensieri e la bontà degli affetti.

»Compiango il Leopardi di non aver considerato le miserie umane sotto questo aspetto, certo più consolante, e forse più vero. Se vi è un Dio, non può essere certamente autore del male. Infinitamente giusto e infinitamente buono, non potrebbe permettere il male nè pur come pena dei tristi, se questa pena non tende e non giova a farli migliori. Il male dunque non è che un ostacolo al bene ed uno stimolo a conseguirlo, un appoggio a procedere innanzi nella via della perfezione. È come l'acqua che resiste più o meno alla barca che la va solcando: ma senza la resistenza che oppone, il remo non avrebbe appoggio, nè la barca medesima l'equilibrio. Io considero il male come un'inerzia. Bisogna vincerla: e per questo è necessario di agire, di muoversi, di combattere e svolgere nella lotta continua, le nostre facoltà naturali che, senza questo esercizio, languirebbero inerti.

»Mi spiace che non potrò più rivedere quella bella giovane. Vorrei farle parte di queste riflessioni e persuaderla a levare il suo velo, ad affrontare arditamente lo scherno del mondo, a porgere consolazione e soccorso a tutti quelli che sono più disgraziati di lei, a farsi un'anima bella e perfetta per l'abito della carità, onde rivivere in seguito felice di doppio merito e di doppia virtù!» . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

XIII.

Cosimo ad Angela.

«Voi esigete ch'io vi scriva, e intanto mi raccomandate di non abbandonarmi alle mie visioni, alle mie fantasie, alle mie stravaganze. Ma come posso io fare altrimenti? Io non ho qui un giardino a mia disposizione, nè un gabinetto di storia naturale, nè un piccolo pezzetto di terra di mia proprietà per dare un asilo alle male erbe che gli altri calpestano! M'è d'uopo adunque di rivolgere la mia attenzione su questo intricato gineprajo de' miei pensieri, e coltivare e classificare le male erbe che germogliano nel mio spirito. Voi deste asilo e conforto alla parte di me materiale e deforme: siate altrettanto indulgente alle allucinazioni strane che formano la mia vita interiore. Buone o triste che siano, non sono esse alfine la parte più nobile di me stesso? Che cosa è il mio corpo se non l'organo spesse volte inetto ad esprimerle? Voi che amate il profumo, qualunque, dei fiori che dite esser l'anima loro, e vi affaticate a interpretare il canto degli uccelli e i suoni inarticolati degli animali, non disprezzate, vi prego, o madre mia, questi vaghi sogni incoerenti che possono essere il primo balbettare di un'anima infante in cerca della verità e della giustizia. Vorreste ch'io mi limitassi a darvi conto del mio stato di salute e dei progressi che va facendo la cura? Il medico è molto soddisfatto, e mi assicura che in qualche anno di letto di Procuste io mi farò dritto e bello come un Apollo! Quanto a me, malgrado la sentenza di Foscolo che considera la bellezza come il primo de' doni e la più invidiabile prerogativa dell'uomo, non posso persuadermi che tale vantaggio meriti di essere conquistato a sì caro prezzo. Io ho le mie idee su questo argomento, e se non temessi che aveste a darmi sulla voce un'altra volta, sarei tentato a comunicarvele. Ebbene! perdonatemi, e ascoltatemi. Sarà l'ultima volta ch'io vi trascino a queste indagini stravaganti e temerarie.