È fama che l'imperatore Solimano II, benchè infedele, fosse dotato d'animo gentile e di costumi assai temperanti. La bella senese non tardò molto a cattivarsi l'animo di quel principe, sia colla bellezza straordinaria del volto e della persona, sia colle grazie dell'ingegno e della loquela. Ella gli parlava sovente della sua patria e delle splendide chiese ond'era superba; e un giorno che il Sultano si mostrava più del solito benigno verso di lei, e la eccitava a domandare qualunque dono o favore le talentasse, la sagace fanciulla lo prese in parola, e lo indusse a far costruire una chiesa cristiana, sul modello della cattedrale di Siena. In quella chiesa soltanto essa consentirebbe a dargli la mano di sposa, poichè le sarebbe sembrato di essere in patria e di legarsi in matrimonio con alcun principe della sua fede.
Il Sultano, o fosse benignità dell'animo suo, o il grande amore che portava alla giovanetta, o fosse tocco da un impulso secreto della grazia santificante, condiscese alla domanda della sagace donzella, e fece costruire in mezzo a Costantinopoli un magnifico tempio dedicato alla Madre del gran profeta de' Cristiani.
Ivi il Sultano consentì a legarsi in matrimonio colla fulva senese, non secondo il facile rito de' Turchi, ma secondo il rito della santa Chiesa cattolica, promettendo di rispettare la fede della sua legittima sposa, e proteggere i Cristiani che volessero adorare il Signore in quel tempio secondo il loro culto e le consuetudini de' maggiori.
Questa fu la prima Sultana di Costantinopoli che fosse e rimanesse cristiana, e se altre fossero state virtuose e prudenti al pari di lei, forse a quest'ora in cui siamo, molte contaminazioni e molte stragi sarebbero state risparmiate, e la principale moschea di Bisanzio sarebbe ancora la chiesa di Santa Sofia.
Qui finisce la storia della nobile donzella senese, conosciuta sotto il nome della rossa Marsigli, e questo valga a mostrare al mondo quanta sia la virtù e la prudenza di che sono capaci le donne di Siena, quando sono ispirate alla grazia divina....
— E dotate di una bella capigliatura rossa — conchiusi io.
Il mio narratore stette alquanto sospeso se doveva offendersi della mia celia: ma vedendomi quasi contrito d'averlo interrotto a quel modo, si contentò di riderne meco, bevendo alla salute del bel sesso senese, di qualunque colore egli sia. Io bevetti con esso del miglior cuore del mondo, facendo onorevole ammenda della mia improntitudine, e ci stringemmo la mano da buoni amici e da buoni cristiani.
IV.
— Ma voi non mi lascerete a quest'ora — disse il buon canonico della Torre de' Diavoli. — Ho ancora molte cose a mostrarvi, che sono degne della vostra attenzione. —
Io accennai la notte ch'era già scura, e aggiunsi non so quali ragioni per andarmene a casa.