Francesco De Sanctis
Parecchi anni fa, discorrendo con Benedetto Croce della necessità di pubblicare, in veste più degna, tutte le opere—anche le minori—di Francesco De Sanctis, l'acuto filosofo e letterato napoletano mi esortò vivamente a curare l'edizione del Viaggio Elettorale,—poichè—diceva nella sua bontà—solo un esperto conoscitore delle cose irpine avrebbe potuto ripresentare al pubblico il libro, quale, invano, da lunghi anni si attende.
La parola del Croce mi convinse maggiormente della necessità di una migliore ristampa del Viaggio Elettorale, con opportune note illustrative su uomini e cose dell'Irpinia, per fare gustare pienamente i pregi di quel libretto, che Pasquale Villari definì «la più fedele dipintura dei nostri ambienti e dei nostri costumi politici».
Fin dal 1910, se non erro, avevo divisato di recare in atto il desiderio del Croce, ma tante diverse circostanze della mia vita travagliata mi fecero venir meno alla promessa fatta al Croce, e caldeggiata vivamente da un grande irpino—così affezionato al De Sanctis: ho detto, Enrico Cocchia.
Stavano così le cose, quando nell'autunno del 1915, mi vidi giungere in Monteverde, con la nomina a componente il Comitato Provinciale per le onoranze a Francesco De Sanctis, una viva esortazione dell'amico dott. cav. uff. Camillo D'Alessandro di intraprendere il lavoro promesso. Mi misi all'opera; e, dopo un non breve periodo di ricerche, riuscii a completare le note ed a mettere insieme un'appendice, che è onorata da un bel discorso del Cocchia.
Credo sia superfluo aggiungere qui altre parole sull'importanza del Viaggio Elettorale, dopo quello che ne ha detto il Villari, poichè a me pare che possa stare utilmente in mano a studenti e ad uomini politici, i quali avrebbero molto da imparare per correggere i nostri costumi politici, come desiderava il grande Critico.
Ma più di tutti avranno da apprendere gl'irpini—giovani ed adulti—, perchè ancora oggi l'ambiente della vita pubblica, specialmente provinciale, risente di quelle grettezze, di quelle piccole lotte campanilistiche e di quelle coalizioni personali, che il De Sanctis analizzò e condannò così recisamente. Molto hanno da apprendere e mettere in pratica i giovani, che sono destinati a rompere le dighe che si frappongono ad ogni progresso, facendo penetrare nel nostro ambiente un'aria più pura, un maggiore rispetto di noi stessi e la necessità di una vita politica, che prescinda dalle gare personali sempre meschine e deplorevoli.
Io ho voluto, perciò, pagare il mio debito di gratitudine al Sommo Irpino ed alla mia terra nativa, dando il mio contributo alla diffusione di questo libro, che ancora oggi conserva la sua freschezza, come nel 1876! Imparino da esso i giovani studenti, (poichè alle scuole è destinato pure questo libro), a servire il proprio paese con quella fede e con quella rettitudine, che informarono costantemente, nella vita pubblica e privata, Francesco De Sanctis!