Io troppo bene mi accorgo che sorriderà la gente di questo mio affaticarmi a portare acqua al mare; ma poichè l'Accusa, contro la verità, nel fine riposto di sostenere che l'agitazione sorse nel declivo del 1848, per potermene dichiarare benignamente fomentatore, dissimula i fatti, importa restituirli alla genuina loro cronologia.

Nell'ottobre 1847 fu distrutta la Polizia. Il Municipio fiorentino, con la Notificazione del 28 ottobre 1847, deplora il fatto del giorno innanzi, suscitato dalla brutalità dello sbirro Paolini, e dichiara che il Popolo mutò un nobile sentimento di compassione in atti violenti.

Tumulto in Firenze per la occupazione e atroci atti commessi a Fivizzano. Popolo vuol correre in massa in Lunigiana. Il Ministro Ridolfi, coartato a scendere in piazza, promette che il Governo si farebbe rendere conto delle commesse iniquità. La Patria dell'11 novembre 1847, per questa volta anch'essa trova «che cotesti fatti atroci avevano commosso tutte le anime oneste

Il Governo, costretto dalla volontà del Popolo, manda gente a Pietrasanta per cagione di Fivizzano. Compagnia di Granatieri, accolta dal Popolo ai cancelli della Fortezza, è scortata dal Popolo fuori di Porta. La Patria nobilita il Popolo accorso, «quella parte di Popolo, che certuni male chiamano minuta, mentre è parte operaia, nè grossa o minuta come ogni altra parte di Popolo, il quale nome comprende tutti quanti, eccetto il Principe; la parte operaia del Popolo spontaneamente empì le vie della Fortezza: altra gente pure accorse spontanea.» Patria, 15 novembre 1847.

Nel novembre del 1847, per la strage di un caporale, il Popolo a Livorno tumultua; vuole in sue mani lo uccisore per istracciarlo; il Delegato Zannetti è bistrattato; più tardi percosso, spinto in carcere, e cacciato via.

Sommosse popolari a Livorno nel mese di decembre successivo, di cui terrò altrove ragionamento.

La Patria nel 18 gennaio 1848 annunzia: «che una forte agitazione, e potente e irresistibile commuove tutta la Italia.» E nel 23 dello stesso mese, alla ricisa bandisce: «Toscana tutta quanta ha bisogno di essere riordinata incominciando dal Governo

Sul declinare del febbraio 1848 la Patria ricorda le riunioni tumultuarie in Firenze, pei fitti delle case. Nel 20 aprile 1848 predica il Giornale stesso: «il pericolo della Repubblica imminente però non potersi evitare adulando i Principi, e con atti arbitrarii e dittatorii di Ministri adulatori.... le forze politiche stanno ormai nelle mani al popolo

Nel 26 maggio 1848 i Fiorentini ardono la carrozza del napoletano Statella, donde la Patria ricava argomento di ammonire i buoni e il Governo, che i tempi si fanno grossi.

Turbolenze lesive la proprietà. In Empoli si fa violenza al mercato per acquistare grano a prezzo basso; lo stesso accade a Fucecchio, lo stesso a Pistoia, a San Piero in Bagno, a Siena. I possidenti se ne commuovono; la Patria del 14 luglio 1848 solleva desolate grida esclamando: «è necessario provvedere subito e fortemente per reprimere e impedire questi disordini. Non vi è contagio peggiore di questo.» Lo incubo del comunismo già appuntella le ginocchia sul petto dei possidenti!