«Finito il banchetto presentavansi sotto la Loggia dell'Orgagna il presidente del Circolo del Popolo, del Comitato Italiano, e Giuseppe Mazzini venerato apostolo di libertà. — Parlava Mazzini; e provato come le nazioni nei momenti supremi non si salvino che per audacia ed abnegazione, chiedeva se volessero proclamare l'Unione con Roma e la Repubblica, e votarsi tutti alla difesa delle frontiere. Un grido di approvazione copriva la voce dell'oratore, e le bandiere di tutta Toscana ondeggiavano salutando la Repubblica Italiana. Allora leggevasi una formula di Decreto col quale era stabilita l'Unione a Roma; era proclamata la Repubblica; nominando frattanto un Comitato di difesa composto di Guerrazzi, Montanelli e Zannetti, coll'aggiunta di una Commissione di altri benemeriti cittadini, dichiarando definitivamente decaduto Leopoldo Austriaco, e traditore della patria il generale Laugier. Ad ogni parola interminate acclamazioni, ovazioni sincere, ed in fine la richiesta che tutto subito si presentasse all'accettazione del Governo Provvisorio. — Il Governo ricevette con giubilo le attestazioni di fiducia, dichiarò che la voce del Popolo interpretava il cuore anche de' suoi rappresentanti, e ch'esso aderiva ai voti e alla volontà sì costantemente e generalmente manifestati; che però la proclamazione definitiva dell'Unione Repubblicana rimetterla all'indomani, affinchè avesse luogo con quella solennità e in quell'apparato di forza che esige un atto nazionale.» — (Questo era falso, ma la menzogna è necessità nei Faziosi.) — «L'ebbrezza del Popolo fu quale l'abbiamo conosciuta nei primi giorni di questa rivoluzione; a un tratto s'illuminarono le vie, suonarono a festa le campane, e Firenze echeggiò dei canti di guerra. Il Popolo volle innalzato l'Albero della giovine Libertà, a simbolo di quella libertà che palpita nei nostri petti, a promessa di quella libertà che pianteremo nelle nostre istituzioni.»[410]

Il Popolano, fidus Achates, del pari nel foglio del 20 febbraio 1849: «A ore 2 pomeridiane i Volontarii, già riuniti presso il Circolo, mossero con bandiere e tamburi, unitamente a molti socj, Deputazioni e gran folla di Popolo ec.

«Finite le mense fra la letizia e i cantici, cominciossi a gridare: La Repubblica; e poi, convenuta la maggior parte del Popolo sulla Piazza del Popolo, gli oratori, fra' quali primeggiò Giuseppe Mazzini, cominciarono ad arringarlo. Ivi, innanzi al grande uditorio del Popolo, quanto la gran piazza ne poteva capire, fu proclamata la Repubblica e la riunione con Roma, e lette varie risoluzioni che il Popolo approvò. Tutto ciò in risposta e dopo pubblica lettura del bugiardo proclama di Cesare De Laugier. Non mancò chi promise di subito pubblicare la biografia di tanto infame, degno imitatore di Zucchi. Quindi da una Deputazione furono portate le risoluzioni al Governo Provvisorio, come esprimenti il desiderio di tante migliaia di Popolo e di tante Deputazioni. Il Governo Provvisorio gridò, come sempre, i voti del Popolo, confermò la ridicola ribellione del Lorenese Laugier, e disse che il Popolo mostrasse di volere difendere la Repubblica con dare 2,000 reclute per la mattina seguente.

«Nella serata, in mezzo al generale tripudio fu innalzato l'Albero della Libertà con bandiera in cima, sulla Piazza del Popolo, tutto all'intorno illuminata dalla gioia dei cittadini.»

E già nel foglio antecedente del 19 febbraio 1849, per meglio imprimere la memoria del fatto nella mente del Popolo, aveva raccontato: «18-19 febbraio. — Ieri aveva luogo sotto le Loggie degli Ufizii un grande banchetto pei Volontarii ascrittisi nei ruoli aperti nel Palazzo dei Priori e al Circolo del Popolo.

«Più di 1,000 erano i banchettanti. E il Popolo tutto prese parte al convito.

«Intanto giungevano le Deputazioni dei Circoli di Livorno, di Lucca e di altre principali città toscane.

«Udivasi la nuova della defezione del generale De Laugier, ed unanime fremito suscitavasi in ognuno, unanime imprecazione contro il traditore della Patria.

«Il Circolo del Popolo di Firenze decretava una sentenza di cui più oltre diamo il contesto.[411]

«Intanto lo spirito pubblico animavasi ognor più: gran numero di Livornesi, uniti al Popolo fiorentino, al Circolo del Popolo ed agli altri Circoli, convenivano nel concetto esser venuto il giorno del solenne riscatto, nè potersi più oltre indugiare l'atto formale di Unione alla Repubblica di Roma.