Tumulti a Pisa il 7 ottobre, qualificati perfidi tentativi di anarchisti.[18]
Tumulti a Livorno nel 19 ottobre 1848, per quanto avverte la Gazzetta di Firenze del giorno 20.
Il Consiglio Generale ebbe a sospendere la seduta del 23 settembre 1848 come nell'8 febbraio 1849. Il Presidente in quel giorno si cuopriva, e si allontanava; dopo un'ora riapriva la seduta appunto come nell'8 febbraio 1849.[19]
La Guardia Civica lucchese, per sottrarre il conte De Laugier alle ingiurie della plebe ammutinata, ebbe a tenerlo custodito nella caserma nello agosto 1848.[20]
La milizia, già sul cadere del luglio 1848, dava lo esempio pessimo di cacciare via gli Ufficiali.[21]
E con più infame delitto le palle avanzate dalla guerra lombarda sparava nel collo al Capitano, uccidendolo a Pecorile nel 9 agosto 1848.[22] Gregarii eccitati all'odio dei superiori; superiori disprezzanti i gregarii: ogni vincolo infranto, milizia diventata ormai terrore non difesa. Questi erano i soldati, che si ha coraggio sostenere corrotti da me! Di ciò pure sarà ragionato altrove. —
La mancanza delle carte necessarie non mi concede di tessere racconto più esatto dei tumulti che agitarono la Toscana dal 1846 in poi; ma basterà tanto per dire apertamente, ch'è falso si manifestasse l'agitazione fra noi sul declinare del 1848 soltanto: da più lontana origine essa muove; più antichi di quello che i Giudici dissimulano, sono gli attentati per rovesciare la forma governativa dello Stato; più vecchio che i Giudici non fingono, il disfacimento di ogni mezzo governativo per prevenire, e per reprimere; prima assai del febbraio 1849 il Popolo aveva imparato a turbare le sedute del Consiglio Generale. Chi per vaghezza, o per obbligo si accinge a raccontare fatti, o dopo lungo studio giunse a conoscerli, oppure non vi giunse: nel primo caso gli esponga ingenuo; nell'altro taccia verecondo. Qualunque poi o per fatuo, o per servile, o per altro più pravo consiglio opera diversamente, non compone storie, ma commette infamie: e quale seminò, tale raccoglie. —
Le quali cose condurranno a confessare, che non inutile fu la mia chiamata al Ministero. Me posero a lottare, non a governare; io fui la barriera ultima intorno allo abisso; e se i miei concittadini andranno persuasi di questo, che se io non era, deplorabili giorni avrebbe veduto la Toscana, terrò siffatta persuasione per conforto del mio indegno patire. Perchè poi ne vadano meglio convinti, esporrò in quali stremi fosse ridotto il paese.
Ho riportato qui sopra le parole gravissime del Ministro Ridolfi. Se esaminiamo gli atti dell'autorità, i discorsi pronunziati nelle Camere legislative, e le confessioni degli stessi Ministri, troveremo sempre il medesimo lamento. Nella seduta del Consiglio Generale del 16 ottobre 1848 il deputato Mazzoni domanda «se sia o no vero, che dal settembre del decorso anno la Toscana sia stata senza Polizia, e a confessione dello stesso Governo senza forza?» Odaldi deputato, risponde distinguendo l'azione della Polizia sul senso morale e sul senso politico, ma di leggieri concede, la Toscana essere rimasta da lungo tempo priva di forze governative.
Replicando io al collegio onorandissimo dei Negozianti livornesi, che mi compartiva lode (dolce al mio cuore) «di avere ricomposto l'ordine, e data tranquillità al paese, indispensabili per la prosperità del Commercio e della Industria,» diceva: «il Governo della Toscana è ben lontano da possedere i mezzi governativi, che assicurando e confermando ogni maniera di onesto vivere civile comprimano i conati delittuosi di gente che ardisce profanare il nome di libertà per procedere poi impunemente da infame........ Ma se la Toscana non possiede ancora mezzi permanenti e duraturi necessarii a governare gagliardamente, supplisce adesso il Ministero con operosità straordinaria, con l'autorità personale, con le aderenze d'individuo, con lo entusiasta consenso di voi, e di quanti appartengono al Popolo buono.»[23] E con parole supreme ammoniva per via telegrafica il Governatore di Livorno il 16 novembre 1848: «energia, Governatore, energia, o fra un mese Toscana diventa un mucchio di cenere.»