Nel 1792 erano in Francia uomini infiammati nei cerebri dai vapori delle speculazioni astratte, i quali reputando, che il male degli uomini derivasse non già dalle ree passioni che gli agitano, bensì dalla forma della Società, come se non fossero essi e le opere loro che gli hanno ridotti nello stato in cui sono, drizzarono la mente a capovolgerla di cima in fondo. Però non tutti accordavano su i fini, nè penso, come allora, in futuro saranno per accordarsi giammai; e questo è sommo bene. Alcuni di loro intendevano, mercè le riforme politiche, arrivare alle sociali; altri alla rovescia, nè tutti volevano trascorrere fino al punto di abolire la fede di Dio; e quelli che pur volevano cassato Dio, più che altro sembravano Titani ciechi brancolanti in cerca di scogli per avventarli contro il cielo; e negli scritti e nei ragionamenti loro manifestavano piuttosto la convulsione della rabbia, che un discorso considerato della mente. Spettava ai giorni nostri sopportare la vista di uomini, che lontani dai ravvolgimenti politici, con la pacatezza del filosofo, e la soavità dell'uomo dabbene, si affaticano a dimostrarti per filo e per segno, che tu non sarai felice mai là dove tutta questa macchina morale, civile, religiosa e politica, non vada in fascio. Certo, chi dette simile impulso ai moti rivoluzionarii del tempo, sortì grande la potenza dello ingegno. Lo spirito del male lo deve avere baciato proprio su la fronte dicendogli: tu sei il figliuolo della mia predilezione. La grande maggiorità dei diseredati, che forma la base della piramide sociale, gl'infiniti figliuoli della Natura, che dalla madre loro credono essere stati benedetti con uno schiaffo, poco si commuovono per Repubblica o per Monarchia; imbestiati dal miserabile costume i grossolani appetiti è forza gratificare dapprima; più tardi verranno i bisogni dello spirito, e il desiderio di razionale reggimento, tanto più duraturo quanto meglio gli uomini saranno ad apprezzarlo capaci. Lasciamo che questo avviso assai si rassomigli a quello di dar fuoco alla casa, nella speranza che ci venga rifabbricata più bella; egli è certo che per isconvolgere la Società non si poteva inventare leva più pericolosa, nè più sicura di questa. — Noi vediamo ordinariamente i Partiti intenti a distruggere, venire a capo dei concetti disegni per due precipui motivi: primo, perchè su le mosse vanno di accordo, quantunque più tardi pieghino chi a destra, e chi a sinistra, chi di loro vuole trascorrere, e chi stare fermo; tuttavolta siffatte discrepanze lo Stato già sconvolto rendono infermissimo: secondo, perchè l'assalto procede sempre più fervido della difesa, nè lo assalito può in un punto da tante parti salvarsi, e l'assalto gli sopraggiunge addosso continuo, impreveduto, e difficilmente prevedibile. Un rimedio ci è, o almeno, se non basta questo, agli altri è inutile pensare; ma lo vedo respinto, però che come tutti i farmachi sappia un po' di ostico a cui ha il gusto avvezzato a malsani dolciumi. Gli umori rivoluzionarii tengono della natura di quelle infermità, che, per ispogliarle del maligno, bisogna inocularle. Il reggimento costituzionale, da senno praticato, sarebbe la vaccina salutare; ma tanto è, le vecchie balie non ne vogliono sapere, e gli armano contro tutti gli errori per questa volta non popolari, ma signorili; intanto il male cova, e a tempo debito se non ucciderà il fanciullo, te lo lascerà concio, che Dio ve lo dica per me.
Le grandi Assemblee di rado trascendono ad enormezze, o, se pure irrompono in quelle, durano poco; e là dove per istituto si ragiona, se qualche volta la passione accieca, anche a tastoni, la via diritta smarrita io ho veduto ritrovare sempre; però i Rivoluzionarii di professione le Assemblee e i Poteri costituiti detestano, o se gli sopportano, vogliono ad ogni patto dominarli. I Rivoluzionarii in Francia avevano, a vero dire, seguito grande nell'Assemblea legislativa in virtù dei Deputati che per sedere sopra i più eccelsi scanni si chiamavano Montanari, e per la pressione delle conventicole; e nonostante questo, non pareva loro essere sicuri a bastanza, ove del tutto non la riducevano in servitù. Se l'Assemblea voleva vivere, doveva rassegnarsi, ed essere nelle costoro mani quasi un suggello, per legalizzare le immanità che si accingevano a commettere. Così, per siffatto disegno, la Comune accanto all'Assemblea a poco a poco diventò Governo; in seguito più che Governo. Nel Palazzo Municipale si radunarono i più violenti; di là spaventarono, quivi usurparono, là ordirono in segreto quanto in palese non avrebbero mai osato, non che fare, dire.
Qui fra noi mancava l'Assemblea. La eletta con l'antica legge elettorale, oltre all'essere stata disciolta per volere del Popolo, nè si sarebbe attentata di adunarsi, e se adunata, avrebbe fornito materia allo infuriare della moltitudine, che pure si voleva attutire. Ora io ho veduto che per placare il toro, non gli si agita mica davanti gli occhi la bandiera vermiglia che odia, e trema; ed è eziandio così da avvertirsi, come da evitarsi che le prime offese chiamino le seconde; imperciocchè la vittoria insuperbisca, e quello che ti riesce ottenere dalla paura, che poca o molta accompagna sempre la prima esperienza della forza, invano chiederai dopo la prova riuscita prosperosa per coloro che intendi reprimere. Però di questo a suo luogo più copiosamente. Intanto reggeva il Governo Provvisorio; per sua natura debole; sostenitore degli ufficiali governativi piuttosto, che sostenuto da quelli. A questo gli ufficiali tutti, a questo i cittadini, amorevoli o no, pongano mente, poichè all'Accusa non preme badarvi: che il Governo Provvisorio potè salvare uomini e cose, fondato appunto sul transitorio, che gli serviva di pretesto a non imprendere mutamenti; — uscendo nel definitivo per impeto di passioni rivoluzionarie, pensate un po' voi dove vi avrebbe balestrato cotesto turbine. La Fazione violenta riusciva a sforzarmi in molte cose, non in tutte, nè nella suprema in ispecie, presso cui le altre erano nulla: di qui l'agonia di volere ad ogni patto imposta la Repubblica a tumulto, e di qui, trovatomi oppositore e custode dei diritti dell'universo Popolo, il proponimento palese in molti, segreto in taluno, di sostituire al Governo Provvisorio un Governo che la desiderata Repubblica proclamasse.
In Francia la stampa della Opposizione, spaventata, tace; dei tipi e dei torchj si spoglia, e ai propagatori delle opinioni rivoluzionarie si donano: qui pure alla stampa, nemica della violenza, voleva imporsi silenzio.
In Francia i Rivoluzionarii intendono impadronirsi di quella facoltà, la quale mentre dura la tempesta degli sconvolgimenti politici non merita più essere chiamata Giustizia, e neppure diritto di punire, ma sì piuttosto potenza di mal fare, conciossiachè, ottimamente avverte il Thiers,[425] arrestare e perseguitare i supposti nemici formi per i Faziosi principalissima e ambitissima libidine. — Quale e quanta poi sia la tristizia e la rabbia delle persecuzioni politiche, non importa discorrere! — Donde nascesse la prima radice dei Tribunali rivoluzionarii di Francia, insieme con gli altri Storici lo dichiara Luigi Blanc: «La mollezza e la esitanza dei Poteri governativi da una parte, e dall'altra il sospetto e la paura fanno nascere la prima idea del Tribunale rivoluzionario. Dupont di Nemours fu che il propose; e per questo modo dalle mani di un Consigliere di Parlamento furono poste le basi del Tribunale rivoluzionario.»[426]
La Storia, non senza che le tremi nella destra lo stilo, registra nelle sue tavole, come a sbramare le rabbie della scapigliata licenza e del bilioso assolutismo non fecero mai difetto uomini tristi; i quali comecchè vestissero toga nè nome di Magistrati meritarono, nè Magistrati furono; come per vetro traverso a loro si vedeva il carnefice. E che cosa importarono quei luridi scartafacci curialeschi, martirio della ragione umana, e scuola di calunnia? Chi ingannarono? Dio forse, o la coscienza propria, o gli uomini? Ah! nessuno, nessuno ingannarono; avrebbero operato più presto e più lealmente, a prendere una pietra e mettersi ad affilare il taglio della mannaia. Deve essere profonda davvero la satanica voluttà di abbracciare il male, e dirgli: «Tu sei il mio bene!» se la vendetta umana spesso, e la divina sempre, il disprezzo presente, la esecrazione dei posteri, e le visioni della notte e i terrori del giorno, non bastarono a rattenere dal truce mestiere. Ahimè! Che importa che Fouquier-Tinville, giudice carnefice della tirannide libertina, muoia come Ciro nel sangue che ha versato? Che giova che Jefferies, giudice carnefice della tirannide regia, spiri ammaccato dai colpi come un lupo? La morte loro non richiamerà dal sepolcro l'illustre Bailly, la egregia Madama Roland, le pie Granut e Lady Lisle, e Cornish innocentissimo. Io non ardisco interrogarlo, — ma è ben profondo, ben soverchiante la ragione nostra, il consiglio — per cui vedemmo per le Storie la nequissima stirpe di cotesti due togati carnefici rinnovellarsi copiosa, mentre fu scarsa quella di Papiniano che osò guardare in volto Caracalla, e dirgli: «essere più facile commettere il fratricidio che scusarlo.»
E qui non pure tra noi si pretendeva che il Governo instituisse Tribunali rivoluzionarii; ma i Faziosi, già già diventati Governo da per sè stessi, siffatti Tribunali creavano, i loro Giudici carnefici eleggevano, uno esercito di mille cagnotti ad accompagnarli disegnavano. Il Governo Provvisorio queste infamie impediva, e, fingendo adempire egli alle sformate voglie della Fazione, mutava in comune salvezza quello che nelle mani altrui sarebbe stato esizio universale. Lo impugnate voi? Su, vengano innanzi le vedove che abbiamo fatto, escano fuori gli orfani per causa nostra, e ci pongano accusa. La pena più lunga, che fu applicata dal Romanelli, questo nuovo Carrier del contado aretino, non arriva al terzo della nostra carcere di custodia!
In Francia, a Parigi segnatamente, spaventavano le persone, solite a trovarsi in tutte le Capitali, per costume depravate, d'istinto feroci, per abitudine di trambusto fatte convulse, perpetuamente oscillanti fra lo ergastolo e la taverna; tanto più rese terribili adesso, che sciagurati predicatori le ammaestravano a colorire le inique passioni con la politica. — Fra noi terribili erano gli scherani nostri, e non pochi, ma non sì, che, come in numero, in ferocia non venissero superati da quelli che ci mandava la vicina Romagna, cui pure adesso con molta fatica contiene grossa mano di armati, vigilanti ai confini.
Vedete in Francia uomini improvidi del domani, non aborrire accendere oggi uno incendio, che non sapranno più spegnere, e dal quale eglino stessi rimarranno a posta loro distrutti; e Cammillo Desmoulins, stracciando lo ingegno bellissimo, gittarne i brani al Popolo feroce, per vie più inferocirlo. «Abbiamo uno esercito, egli diceva, latente sì, ma ordinato e in procinto. Nè causa al mondo fu della nostra più sacra per combattere; nè premio maggiore destinato alla vittoria. Quarantamila palazzi, case, castelli, due quinti delle terre di Francia, ecco il bottino di guerra. Chi presumeva conquistare sarà conquistato, chi vincere vinto. Il Popolo andrà mondato dagli stranieri, e dai mali cittadini; e tutti quelli che il bene proprio al bene comune preferiscono, saranno sterminati.»
E qui tra noi si urlava: «I danari si piglino dove si trovano, le Chiese dei sacri arredi si saccheggino, a viva forza i signori si spoglino, e le spoglie si dividano fra il Popolo, caparra e saggio di più abbondante raccolta.» E' furono giorni pieni di pericolo cotesti; e chiunque comprende quanto efficace maestro sia il bisogno, e quanto la cupidigia docile scolara, ne andrà persuaso di leggieri. I miei Colleghi furono stretti a mettere una Legge nel 22 febbraio, con la quale fu ordinato ai benestanti ripatriassero; dove no, sarebbero multati: ma nessuno fu multato, e vagarono quanto seppero e vollero; — testimone Don Tommaso Corsini. Questi eccitamenti non avendo trovato in Francia nel Governo quei supremi contrasti che in Firenze trovarono, bensì plauso ed istigazioni, ecco in breve spazio di tempo in quali fatali rovine fu visto precipitare quel nobilissimo Stato. — Parte di Popolo ardeva i castelli, ne decapitava i padroni; le mozze teste fitte sopra le picche, trionfo infame, portava in processione per le strade; dai braccioli di ferro dei lampioni pendevano cittadini impiccati; e l'altra parte del Popolo plaudiva e urlava; qualche volta ancora, tratto argomento di arguzia dalla nefanda tragedia, rideva. Desmoulins, furente di rabbia rivoluzionaria, assumeva il titolo di Procuratore Generale del Lampione.