«Per il Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento della Guerra,
«Il Ministro Segretario di Stato
pel Dipartimento degli Affari Esteri,
A. Mordini.»
Fui indiscreto io, se a giudicare di me pretesi Giudici che sapessero leggere? — Tremendi diritti mi somministrerebbe la Difesa, ma carità di Patria mi prega che io chiuda in cuore il giustissimo sdegno, e mi taccia.
§ 5. Della lettera del 19 febbraio 1849 indirizzata al Pretore del Porto Santo Stefano.
La Requisitoria del Regio Procuratore generale, a pag. 126, afferma essere stata questa lettera dal signor Marmocchi composta sopra minuta o appunto del Guerrazzi. Il Decreto della Camera di Accuse, a pag. 87, aggiunge, che per essa lettera non si deponeva punto il pensiero della cacciata del Principe. Ecco la lettera:
«Cittadino Prefetto.
«I provvedimenti da voi adottati, dopo le notizie delle quali avete informato questo Ministero col foglio vostro in data del 17 stante, non possono non rimanere pienamente approvati. — Noi corriamo alla frontiera dalla parte di Massa. Colà urge il pericolo. Leopoldo penso che attenda a fuggire. Voi intanto mandate a Orbetello, Massa, S. Filippo, e Rocca S. Caterina. Il Pretore di San Stefano si porti dal Granduca, e gli dica, che il Governo, eletto dalla Assemblea e dal Popolo, gli partecipa che la reazione non può avere luogo; che la sua presenza ecciterà, come ha eccitato, qualche facinoroso al delitto; che è indegno di Principe cospirare a turbare l'ordine, che dice raccomandare. La Nazione giudicherà di Lui come Sovrano. Il Pretore faccia il suo dovere; se non può farlo, protesti all'Ammiraglio, che con la minaccia dei cannoni inglesi s'impedisce il Magistrato ad eseguire gli ordini del Governo. E vi saluto.
«Li 19 febbraio 1849.»
Prima di tutto, come possa da uomo di mente sana conservarsi il concetto di cacciare via tale, ch'ei pensa in procinto di partire, è per vero dire uno dei tanti prodigi di ragionamento, che l'Accusa ci abituò ad ammirare senza insegnarci, almeno per ora, ad intendere. Io poi ho serbata a questa sede del discorso la lettera del 19 febbraio, perchè l'attenzione del lettore si fermi a considerare il tempo e lo stato delle cose in cui fu dettata.
Ora è da sapersi come il signor Gustavo Mancini con Dispaccio del 12 febbraio 1849, in assenza del Prefetto di Grosseto, domandasse le istruzioni, e come dopo cinque giorni il Prefetto medesimo, non le vedendo comparire, per averle insistesse. Dunque da ciò si rende manifesto, come io da ben sette giorni mi andassi indugiando a rispondere intorno al Granduca, però che scrivere spontaneo cosa che gli tornasse spiacente io non voleva, e cosa che a me e ad altrui nuocesse io non poteva. Giunto a Firenze nel giorno 18 febbraio il Dispaccio nel 17 mandato da Grosseto, che instava, affinchè al Pretore del Porto San Stefano le istruzioni domandate fino dal 12 del mese stesso si mandassero, il signor Marmocchi, il quale esercitava allora l'ufficio di Ministro dello Interno, meco per certo ne avrà conferito, e con altrui. Nel Volume dei Documenti occorrono di mio carattere due scritti relativi a questa lettera: il primo veramente è appunto come per ordinario ponevo nel margine dei Dispacci, contenente il concetto della risposta, che si doveva fare; il secondo è copia precisa della lettera mandata.