[61.] Il marchese Venturi è morto, ma vivono per attestare i fatti narrati i signori Vivoli e Pistolesi, uomini di anni maturi, e devoti al Governo di S. A.; di molti altri mi taccio.

[62.] Vivono Domenico Orsini, Massaio del Monte a Livorno, e Consigliere municipale, ed altri parecchi testimoni del fatto.

[63.] In certi libri, scrittori, in questa parte pessimamente informati, non dubitano affermare, che in Livorno fossero avanzi di sètte, e settarii fra il popolo minuto. Quando potrà scriversi storia per utile universale, e senza ingiuria dei singoli, dimostrerò a prova, come non in Livorno, ma altrove occorressero sètte, di piccola importanza, e, per la indole dei componenti loro, accademie piuttosto che altro.

[64.]

La mala signoria, che sempre accora

Li popoli soggetti.

Dante.

[65.] «Lo spirito militare non può formarsi così facilmente, nè così facilmente possono mutarsi le condizioni del Paese. — Non è poi cosa tanto utile, come da alcuno si crede, formare questo spirito militare fra noi. La educazione militare non può formarsi, se non faccia scendere la Toscana da quel grado di civiltà nel quale si trova; e se lo spirito militare ha da formarsi a questo prezzo, io non farò mai voto a conseguir questo intento. — La Toscana ove la mezzeria è generale, la proprietà così divisa, le fortune così repartite, come non lo fu finora, non diverrà giammai militare.» (Discorso del già Ministro Ridolfi nella Tornata del Consiglio Generale del 19 agosto 1848.) Stupefacenti parole su i labbri del Deputato, che reggendo Ministro bandì la guerra della Indipendenza, e ora sollevò gli animi (come si disse) fino alla speranza di potere vincere il nemico a furia di sassi e co' bastoni, ora promise accorrere co' suoi figliuoli alla guerra se ne occorresse il bisogno; ora finalmente licenziò la gioventù, che traeva dalle patrie dimore desiderosa di partecipare alla contesa per la Indipendenza italiana. Quali conseguenze ne ricavasse la gente attonita, è facile indovinare. Il Nazionale del 10 gennaio 1849, con molto senno e pari verità discorrendo gli avvenimenti successi dal settembre 1847 in poi, adduce le ragioni dei varii Ministeri, e le cause della loro caduta. Importa consultare cotesto organo, che si mantenne mai sempre independente:

«La Toscana da più di un anno abbandonata a sè stessa, può dirsi che si governava a senno dei cittadini. I Governi che si sono succeduti dal settembre del 1847 in poi non hanno mai saputo prendere quella forte iniziativa che spetta a chi regge lo Stato, e che è un dovere assoluto in chi prende a governare un Paese appena sciolto dalle fasce dell'assolutismo, e desideroso di lanciarsi nelle nuove vie di una libertà lungamente sospirata. — Dov'era mestieri con mano sapientemente audace riformare, resecando il vecchio, piantando il nuovo, fortificando le libertà pur ora inaugurate coll'istruzione che le facesse più universalmente conoscere e amare..... si fece anzi un brutto innesto di vecchio e di nuovo; la tutela delle istituzioni liberali si lasciò o si diede a mani inette, o da poco tempo acquistate alla nuova causa, non mosse da convinzioni antiche, ma dalle vicende della fortuna; si procedé timidamente, lentamente, fiaccamente. — Accadde che nel reo impasto il nuovo isterilì e si corruppe della sterilità e della corruzione del vecchio; le libere istituzioni come pianta aduggiata languirono; lo Stato, siccome corpo percosso da paralisi, rimanendo sana e vigorosa la mente, non ubbidiva all'impulso delle volontà che lo guidavano, e strascicava; le idee lo precorrevano, i fatti lo premevano; quando avanzava non camminava, ma era spinto dall'urto prepotente delle idee e degli avvenimenti che ne vincevano l'inerzia. — Oscillando, trabalzando per una via, che si poteva correre nella maestà del trionfo, arrivarono alla Costituzione arrivarono alla guerra..... Grandeggiavano intanto i fatti d'Italia. La Lombardia sollevata ci chiamava oltre Po, dove i Liguri e i Piemontesi già combattevano con lieti auspicii. Noi nè uomini, nè armi, nè danari avevamo parati alla grande e non inaspettata impresa... Ma la fatale imprevidenza parve rea negligenza, e inasprì gli animi delusi e accorati dall'esito infelice della guerra sacra. Innanzi al Parlamento pur or convocato il Governo si appresentava nudo affatto di provvedimenti, della causa italiana pendente ancora, delle sorti della guerra come dimentico. Il Governo di allora cadde innanzi allo sdegno e al dispregio del Paese.... In mezzo a queste circostanze nacque il Ministero Capponi. — Delle infelici prove di quel Ministero.... non faremo altre parole....; solo diciamo come nella Toscana agitata, inquieta, tumultuante, paresse necessità venire al Ministero Montanelli..... — Il nuovo Ministero ebbe nome di Ministero democratico: prendeva il potere in nome del Popolo: stretto da violenti antipatie da un lato, travagliato forse da troppo intemperanti e cupide simpatie dall'altro, cominciò a porgere parole di riconciliazione, e pose mano vigorosamente al governo. Noi crediamo che gli amici gli facessero mal servigio; poichè, come dice il Machiavelli, non è cosa desiderabile prendere un magistrato o un principato con estraordinaria opinione ec.....» — (Nazionale del 10 gennaio 1849.)

E qui giovi notare una volta per sempre, che il Nazionale non fu Giornale sovvenuto, nè amico del Governo mio, anzi più spesso oppositore acerbo così, che nel 24 febbraio 1849 ne fu ordinato l'arresto con dispaccio telegrafico del presidente Mazzoni.