«Addio, conservami la tua amicizia e credimi per sempre,

«Crespina, 11 settembre 1848.

«Tuo affez. amico
«L. Fabbri.»

[76.] «Ieri sera circa le ore 10 giungeva con la Deputazione livornese il Guerrazzi. La carrozza era seguita da una quantità di Popolo fino al Palazzo Comunitativo, ove il Guerrazzi trattenevasi a conferire con alcuni membri della Commissione fino a mezza notte. — Stamattina mentre il Guerrazzi si recava al Palazzo del Municipio una grande moltitudine si è affollata su i suoi passi applaudendo, nè si è disciolta, finchè egli non si è mostrato al terrazzo ove ha detto poche e severe parole: — non doversi applaudire gli uomini, ma gli onorevoli fatti; gli applausi alle persone non essere degni di Popolo libero, ma segno di schiavitù; essere egli venuto come cittadino a conferire con cittadini su i modi di ricomporre le cose nostre, e di ristabilire in Livorno l'ordine e la quiete, che vi erano prima; — stessero tranquilli, nè disturbassero con clamori coloro, che si occupavano pel pubblico bene, e di cose richiedenti tranquillità e maturità di consiglio. Un bravo unanime ha accolto i suoi detti, e il Popolo si è dissipato. —

«Indi a poco nello stesso palazzo, dietro convocazione di un priore del Magistrato, si sono adunati la Camera del Commercio, il Corpo dei Legali, la Ufficialità della truppa di linea, della Civica, parecchi delegati dei possidenti e dei Medici, alcuni membri del Clero, e tre popolani di ogni quartiere, onde avvisare ai mezzi idonei per ricondurre la pace in Livorno e ristabilire l'autorità governativa.» — (Corriere Livornese del 5 settembre 1848.)

[77.] «Cittadini! Commosso dai casi della Patria, io mi riduco fra voi. È un semplice cittadino, che ritorna in famiglia per provvedere in comune al pubblico bene. Tento indagare le cause dei fatti, ascolto i desiderii, le apprensioni, i voti vostri, e persuaso che ormai saranno conformi a giustizia, io mi sforzerò che vengano esauditi. Confido nella temperanza vostra, e nella benevolenza che il Principe professa avervi portata sempre, e tuttavia portarvi, e in Dio, che illumina il cuore degli uomini, onde, ogni discordia sopita, attendiamo con voleri uniti e forze concordi alla difesa della Patria comune ec. ec.

«Livorno, 5 settembre 1848.

«Guerrazzi.»

[78.] Convenzione del 4 settembre 1848 fra il cavaliere generale Torres, tenente colonnello Reghini, ed altri ufficiali.

La Convenzione è intitolata così: — «Convenzione tra il signor Costa Reghini tenente colonnello delle truppe attive toscane, attuale comandante della Fortezza di Porta Murata, e il cavaliere generale Torres comandante della forza armata popolare in Livorno.» Firmavano: «Torres cavaliere generale. Costa Reghini tenente colonnello. A. Alieti capitano. D. Ulacco capitano di artiglieria. F. Porciani, e L. Romei capitani.»