Corriere Livornese, 5 settembre 1848. «Le nostre osservazioni non sono dirette contro l'ottimo Principe, ma contro i Ministri che sono responsabili del linguaggio che gli fanno tenere.»

Corriere Livornese, 6 settembre 1848. «Il Guerrazzi non prendendo consiglio che dal suo cuore, e desiderando vedere pacificata la sua patria, mostrò i mali di una divisione di Livorno dalla Toscana, separò la causa del Principe da quella del suo Ministero, invocò il sussidio della Religione.»

[96.] Corriere Livornese, 12 e 16 settembre 1848.

«Per buona ventura, se il Principe non trovava a Pisa le armi dei cittadini, che vi aspettava, vi trovò il rispetto, e lo amore dei suoi sudditi, il quale non gli verrà meno giammai, perchè tutti sanno che egli non può nè deve corrispondere degli sbagli dei suoi Ministri.

Crediamo poi, che la bontà e la clemenza di questo nostro Principe sia tanto elevata e grande da non limitarsi alla disapprovazione dello abuso del potere, ma sibbene anche da renunziare piuttosto al diritto della sua sovranità prima di ordinare lo spargimento di nuovo sangue cittadino.

Il Principe e il suo Governo, sempre sotto le medesime formule, e con la stessa religione promettono non inviare forza alcuna contro la nostra città..... il nostro Principe piange il suo scettro intriso di sangue contro la sua volontà, e contro ai suoi ordini

[97.] Corriere Livornese, 12 settembre 1848.

«Un nome solo conosce ed onora la Italia fra tutti quelli che compongono il Ministero attuale, quello di Gino Capponi....

La dignità del Principe, e la salute della Nazione richiedono che..... si conservi il solo Capponi.....

Nonostante non lo crediamo, riuscendoci acerbissimo supporre che un Ministero il quale assume il titolo da un Gino Capponi abbia ordinato si mitragliasse una città innocente.»