E finisce con lo spronare i popoli a forzare i Governi alla accettazione piena della Costituente Italiana.
Il medesimo Popolano dell'11 gennaio 1849, il quale rende conto del Discorso della Corona proferito all'apertura delle Assemblee, così si esprime: «Ciò che riguarda la Costituente in questo discorso è anche più incerto e più dubbio di quello che sia permesso ad un discorso di apertura.»
«Non ci voleva altro che il S......... od uomini della sua stampa o della sua scuola per trovare sovversivo un Discorso (della Corona) che tutta Italia ha ormai letto e compassionato pel suo languore, per la sua sconfortevole pallidezza, per la povertà delle sue promesse, per quel suo camminare a ritroso, che è sempre stato, e sarà sempre, il camminare abituale dei Principi.» — (Frusta Repubb., 14 gennaio 1849.)
«Se nel Discorso di apertura del Parlamento Toscano, che riferimmo ieri, dovessimo trovare il riflesso della politica passata e il disegno della politica avvenire del Governo, saremmo imbarazzati assai. Piuttostochè andar pescando nel vago delle frasi..... preferiamo attendere gli atti del Ministero innanzi al Parlamento, — e attendiamo.» — (Il Nazionale, 11 gennaio 1849.)
«Ecco il Discorso della Corona che nella sua circonvoluta e sospesa espressione, per poca nitidezza di esposizione ed evidenza di concetto, non riflette largamente i principii e le idee incarnate dall'attuale Ministero, professate dal suo Programma e dalla conseguente condotta. Quantunque l'importanza di tali manifestazioni politiche vada decadendo ogni dì più, e la coscienza del Popolo siasi educata a riguardare piuttosto ai fatti che ai Programmi ed alle parole; pure desso era aspettato con ansia interessata da tutte le parti, intente al movimento del paese, alla influenza che la potente iniziativa toscana esercita, e deve mantenere, sulla universa Italia.» — (La Costituente Ital., 11 gennaio 1849.)
«Ora adulando il Governo in cose, che nessuno lodò, anzi biasimò (come nel Discorso della Corona per l'apertura delle Camere)....» — (Corriere Livornese, 9 Marzo 1849.)
[125.] Odasi un po' come il Conciliatore cotesti miei sforzi annunciasse.
«Qualche dissidio si manifestò tra i Deputati sull'ordine del giorno, in quanto che ad alcuni piaceva di far mostra di zelo esagerato in pro di una votazione di urgenza.» — (Il Conciliatore, 23 gennaio 1849).
Ma allora era così. Ai Deputati faceva mestieri di freno, non di sprone. Si chiarisce dunque per vero quello che disse il Deputato Socci, avere la Camera votato di gran cuore la Legge intorno alla Costituente? — La Frusta Repubblicana, sempre intenta a insinuare perfidamente la diffidenza fra il Popolo sul conto mio, rilevava coteste parole, e commentandole diceva: «Il Ministero rampognò...... nel modo stesso che aveva rampognato coloro, che per ossequio al Popolo pretendevano nel giorno della presentazione della Legge per la Costituente, prima doversi decidere, che discutere, prima affermare, che riflettere.» — (Nº del 28 gennaio 1849). — Dalle quali parole però si conosce quanto consuoni al vero il sospetto dell'Accusa, che io mi accordassi col Circolo per sollecitare la presentazione di cotesta Legge.
[126.] Il Conciliatore, di cui uno dei Collaboratori sostenne alla Camera, che il mandato dovesse dichiararsi con una Legge, nel Nº del 23 gennaio 1849 così discorre in proposito: «Il Ministero in questo aveva ragione; giacchè, partendo dai suoi principii, il mandato doveva essere quale sarebbe uscito dal suffragio universale, non quale voleva farlo l'Assemblea. Non il Governo colle sue istruzioni, come sosteneva il Ministro dell'Interno, non l'Assemblea con una Legge, come pretendeva la Commissione, ma gli Elettori soli avean diritto di assegnare, se volevano, i limiti del mandato conferito ai loro eletti.»