«I protagonisti di questo vergognoso dramma (e li nomino, chè frutti loro eterna infamia), furono Giovanni Bordoni tenente della Civica, Giuseppe Fantacci, e un tal Didaco Becattini, tutti impiegati nella bottega Raveggi, tutta gente vile ed abbietta. Fra i nobili, Giovanni Placidi, Bernardino Palmieri e Ottavio Spennazzi figuravano come istigatori andando di bottega in bottega a suscitare l'incendio. L'ultimo poi era dei più accaniti, e si valeva dell'opera di un popolano a cui contamina la figlia consenziente il padre. — Oggi questi ribaldi hanno presentato una nota delle persone che vogliono espulse, e che ascende al Nº di 150.»
Altra Lettera.
«Domenica passata doveva aver luogo una merenda dei volontarii e prigionieri senesi, e nello stesso tempo fare fra loro un giuramento di ritornare tutti al Campo quando il bisogno o la guerra riprincipiasse. Il tempo sinistro impedì che fosse effettuata detta merenda.
«Pur non ostante, questo accordo suscitò sinistre interpretazioni nel popolo senese, per cui furono chiamati per parte del Governo due individui, i quali assister dovevano alla merenda, e furono fatte loro delle domande per sapere il vero scopo di una tale riunione. — Inoltre fu fatto credere che l'oggetto di detta riunione non era già quello di fare una merenda, ma bensì di concertarsi onde far nascere un tumulto nella città avente uno scopo repubblicano. — Avvertì che tale congettura era avvalorata dall'idea che vi fossero nella succitata riunione implicati varii Livornesi. — Dietro di ciò, dopo fatta una giojosa manifestazione alla famiglia reale che a Siena tuttora dimora, — fu insultato da quattro del popolo cioè — Didaco Becattini, Beppe-Bello, Passa-Bello, ed altro, — un certo Cammillo Castelli israelita di Livorno, accusandolo di essere Repubblicano; gli fu sputato in viso da uno di loro, ed esso Castelli entrò nel Caffè del Greco, e chiese soddisfazione dell'insulto a quel Becattini, che vilmente non accettò la sfida. Nel successivo lunedì furono arrestati e maltrattati dal popolo varii onesti individui, i quali come il Castelli suddetto venivano segnalati per Repubblicani. La Guardia Civica coadiuvava con la sua forza il popolaccio negli arresti, ed era sempre in movimento, ora per arrestare, ora per maltrattare, ora per circondare le abitazioni di quelle persone che credeva repubblicane: fra queste si segnalavano i due Livornesi Gio. Patron e Paolo Pieruccetti; per quello si circondò la casa ove abita, e per questo lo spedale ove fa le pratiche, — per cui ad ambedue i succitati Patron e Pieruccetti è convenuto fuggirsene da Siena come meglio poterono. Altri fatti potrebbersi notare, ma servirà a conchiudere il tristo avvenimento del giovine calzolajo Vignoli e d'un certo Crocchi che sono stati mal conci dai colpi e dalle sassate nell'atto che erano condotti in arresto; e del dentista Venturini che dovè fuggirsene a gambe dalla città perchè era indicato come Livornese. — In brevi termini, questi fatti non sono di assoluta volontà del Popolo, ma bensì suscitati dalle molte Camarille Aristocratiche ed Austro-Gesuite, e dall'appoggio a queste della non del tutto defonta Polizia. Quando però esse non desistano dalle loro mene infernali, siamo pronti a dare i nomi di coloro che le compongono, perchè la pubblica opinione ne faccia giustizia, e per infamia di pochi non condanni una generosa città.» — (Corriere Livornese del 26 ottobre 1848.)
[221.] Vedi Doc., a pag. 791.
[222.] Vedi Doc., dell'Accusa, pag. 726. — Fra i nomi dei pacieri e dei promotori agli atti di devozione pel Principe e sua R. Famiglia, trovo registrati quelli di Ciofi e Niccolini; ora, finchè così operavano, non li poteva avere in odio nè perseguitare io; forse fingevano, ma rimane vero pur sempre, che per venirmi in grazia era mestieri si dimostrassero devoti al Principe Costituzionale.
[223.] È notabile come in questo Avviso, dettato da persona nemica alla Costituente, non si dica nulla del timore che potesse riuscire dannosa alla sovranità di S. A.
[224.] «I liberali erano soliti riunirsi la sera, ed erano sempre o più o meno insultati da gente pagata e poca.» — Vedi Doc., pag. 802.
[225.] F. Guerri scriveva a Marmocchi il 2 febbraio alle 7 di sera: «I popolani non ci hanno dato ascolto, — il sangue è incominciato a versarsi, — Iddio ci salvi! La dimostrazione liberale fatta un'ora fa al Granduca mi si dice imponente pel numero. — Le grida erano: Viva Leopoldo e la Costituente italiana. — Ma il primo a gridar la Costituente, che per ora non so chi sia, fu côlto di una coltellata nel viso. I reazionarii, che si dicono circa una ventina, ivi presenti, incominciando a fare rumore sono stati colpiti da pugni, uno ferito di coltello, e sono stati portati allo spedale. — Ancorchè la cosa non sia trascorsa più oltre, per Dio, non doveva succedere. — Temo triste conseguenze, e consiglio mandarvi una compagnia di linea.» — Vedi Doc. dell'Accusa, a pag. 206.
[226.] Vedi Doc., pag. 802.