«L'esempio fu bello, quantunque non riuscisse affatto onorevole ai varii Candidati; alcuni dei quali balbettarono mal sicure parole in temi che mostravano di male intendere; altri ricopersero sotto sonori accenti la fiacchezza dei loro sensi tutt'altro che rivoluzionarii. Pare che il Circolo dovrà cancellarne qualcuno dalla nota dei Candidati, senza aspettare che lo cancellino gli Elettori. Pure si udirono in altri anche belle e generose parole repubblicane, da cui esalava purissima l'idea della nostra Unità. Ma alla domanda fatta quasi a tutti: — Che fareste se l'Assemblea dei 120 tradisse l'Unità italiana, non ratificando la riunione con Roma già decretata dal Popolo? — alcuni Candidati s'impelagarono, smarrirono il senno, e non seppero, com'altri, risolutamente rispondere: Lascerò il posto disonorato, e correrò a debellare col Popolo italiano questi nuovi traditori.» — (Popolano, 7 marzo 1849.)
[589.] Le lusinghe non cessarono mai. — «Roma 29 marzo, di sera. — In seguito delle disastrose notizie del Piemonte, l'Assemblea ha nominato un Triumvirato a norma del Decreto che vi accludo. I membri di questo Triumvirato sono Mazzini, Armellini e Saffi. Si voleva farvi entrare anche Guerrazzi e Montanelli; ma si è poi pensato che il primo, essendo costà Capo del Potere Esecutivo, non avrebbe potuto accettare fino ad Unione compiuta. Ad ogni modo però il Triumvirato attuale è provvisorio, e non appena formeremo con voi uno Stato solo, provvedemmo ad una nuova nomina, e la faremo in guisa da trar profitto degli uomini più illustri e più popolari tanto di Toscana come di Roma.
«Affrettate adunque l'Unione, affrettatela con tutte le vostre forze, imperocchè da questa Unione soltanto può venire la comune salvezza della Italia Centrale.» — (Alba, 4 aprile 1849.)
[590.] Il Segretario Biondi. Tornata dell'Assemblea Costituente del 2 aprile 1849.
[591.] Italia Rossa, del Visconte D'Arlincourt, pag. 116 e seguenti.
[592.] Il generale Pepe nella Storia delle Rivoluzioni d'Italia del 1847-48-49 (Bruxelles, 1850, pag. 270) narra uno esempio stupendo di virtù, il quale a me piace referire non tanto perchè serva maravigliosamente di conferma alla mia sentenza, la quale non ne ha bisogno, quanto perchè consoli l'animo contristato dall'odierno diluvio universale di viltà. Il generale Nugent fu gagliardo battagliero, ed aspro nemico della Italia, comunque togliesse a moglie gentildonna italiana di Benevento; nel 1849 con prova estrema di valore assaltava Brescia, che con prove estreme di valore si difendeva. Prevalsero alfine il numero degli assalitori, la qualità delle armi, e la esperienza del trattarle; però cadde Brescia, dopo ch'ebbe ucciso al nemico 1500 uomini, 36 ufficiali, un luogotenente-colonnello, un colonnello, e lo stesso generale Nugent, — il quale sentendosi vicino a morte nel dettare il suo testamento lasciava alla città di Brescia un legato in tributo della sua ammirazione per lei!
[593.] Prose Politiche. Lettera Apologetica. Ed. Le Monnier.
[594.] «L'Assemblea Costituente rigettò l'Unione con Roma; e con ciò fare impedì forse una nuova complicanza dalla quale nessun utile e molto danno poteva ora resultare. Forse impedì piuttosto un decreto che un fatto; ma in ogni caso fece opera ragionevole. Concentrò inoltre in un solo tutto il potere esecutivo; ed anco questo partito era consigliato dalla imperiosità delle circostanze.
«Operi adunque chi ebbe la somma dei poteri per salvare la Toscana, e l'esperienza dovrà consigliarlo nella scelta dei mezzi più opportuni ed efficaci.
«Due mali oggi minacciano la Toscana: il disordine interno armato in lotta civile, ed una possibile invasione austriaca. Queste due calamità egli deve scongiurare dal nostro Paese; e quando vi riesca, non vi sarà onesto cittadino che per questo non gli si professi riconoscente.