Questo non fu avvertito dall'Accusa, anzi dissimulato affatto: non importa; basta che bene lo avvertano coloro cui piace lo studio della verità.
Ora io sostengo, che questa facoltà posta in mano del Potere Esecutivo, oltre all'essere razionale per le ragioni discorse, riusciva favorevole alla sicurezza della Corona, e al conseguimento dei suoi giusti desiderii, più di qualunque mandato, comunque strettamente formulato.
Infatti, applicabile così a tutti i casi contingibili, avrebbe il Potere Esecutivo avvertito, che il mandato non riuscisse mai inane; — commesso al suo discreto giudizio, il Potere Esecutivo n'era assoluto moderatore ed arbitro, onde nè ai danni proprii nè agli altrui si traducesse.[126]
Intanto, e giova ripeterlo, per le dichiarazioni esposte, il Potere Esecutivo doveva ordinare preliminarmente il mandato generico a questi tre fini: 1º Le trattative di ordinamento interno fino a guerra vinta si sospendano; 2º i Commissarii si occupino ad assicurare la Indipendenza italiana; 3º trascorso questo periodo, i Commissarii toscani per riordinare la Italia, aderiscano a trattare dentro i limiti prescritti dalla maggiorità dei mandati dei Commissarii italiani. La Costituente Montanelli veniva per questo modo ridotta dentro confini possibili, e giusti: la quistione dello interno ordinamento prorogata a tale termine, dove ricorrere alla Costituente sarebbe stato rifugio desiderabile e accettissimo: — quantunque dubito se efficace, pure l'estremo, che avrebbero concesso le contingenze future di fronte alle cupide voglie di un Regno forte su le armi, baldanzoso per fresca vittoria.
La diversità dei pareri e i faticosi dibattimenti col Presidente dei Ministri di tanto non poterono celarsi, che traspirati nel pubblico non si qualificassero come dissentimenti profondi fra i Membri del Consiglio,[127] per cui il Monitore del 25 gennaio 1849 ebbe ad avvertire: «Siamo autorizzati a dichiarare per la seconda volta, che le voci di men che perfetta concordia fra i membri componenti il Ministero, sono senza fondamento.»
I Giornali avversi al Ministero, intesi a screditarlo per ogni via, e gli altri di parte esaltata, me denunziavano al Pubblico come ligio alla Corte[128] e nemico alla Costituente. Di qui ebbe origine la diffidenza dei Repubblicani, e il sospettoso sorvegliarmi più tardi.
Prove dello assunto fino ad ora discorso si ricavano evidenti negli atti pubblici. Si ponderino le espressioni della Circolare del 12 decembre dettata in questo spirito: «La limitazione proposta dal Ministero romano, non è in alcun modo necessaria quanto al primo stadio della Costituente. Trattandosi in questo d'indirizzare tutte le forze armate italiane alla cacciata dello straniero, la Costituente assume il vero e proprio carattere di Federazione militare, con un centro unico di direzione; e nessuno degli Stati Confederati può temere, che la propria esistenza sia posta neppure in problema. Quanto poi al secondo stadio, la limitazione riesce affatto superflua per altra ragione. L'opinione nazionale italiana, resultante dalla contemperanza di tutti i pareri e di tutti gl'interessi, sarà quella che farà legge, qualunque sia il limite col quale oggi si presuma signoreggiarla. Ora dal nuovo rimescolamento di tutte le forze italiane agitate nella guerra della Indipendenza, o questa opinione uscirà favorevole alla unità federale, o alla unità assoluta. Se alla unità federale, sarà superfluo avere imposta questa forma alla Costituente, come la sola possibile, essendochè proromperà dal libero voto della stessa Nazione solennemente interrogata. Se alla unità assoluta, le restrizioni attuali non potranno impedire di acquistarla alla Nazione che la vorrà.»
Da queste parole si ricava come eventuale riuscirebbe e lontanassimo trattare degli ordinamenti interni, e come ogni pensiero dovesse volgersi adesso alla guerra; da queste altre si dedurrà, che, venuto ancora il tempo di provvedere alle forme governative, il Ministero toscano annunziava rimettersi al volere dei più. «Gelosi della Costituente autonoma, noi ci guarderemo dal fare di essa una bandiera di scisma. E poichè qualunque passo sì faccia verso la Unità lo riguardiamo come un progresso, se il voto di altri poderosi Governi si manifesti per la limitazione che noi respingiamo, ci uniremo a loro, contenti del non imporla ai rappresentanti inviati da noi.» — (Circolare suddetta.)
Così lo stesso signor Montanelli esprimeva il concetto della maggiorità del Ministero, comecchè non consentanea affatto al primitivo suo.
Invero, confrontato il Programma della Costituente pubblicato dal signor Montanelli a Livorno, consentito dal Ministero Capponi, troveremo come il concetto della Costituente ministeriale fosse non pure diverso, ma contrario, dal suo. La Costituente del Montanelli proclamata a Livorno esclude i due stadii, nega che l'ordinamento governativo deva posporsi alla guerra; all'opposto intende che la preceda, poichè per esso egli crede che la guerra potrà condursi gagliardamente: «Ma questo gran fatto di un Governo nazionale dovrà precedere o seguitare la conquista della Indipendenza italiana? Noi abbiamo creduto che avesse a susseguire alla espulsione dello straniero, e questo fu il nostro errore fatale!!! — Ma che cosa mancò alle forze insorte per compiere l'opera della Indipendenza? Mancò l'unità della direzione. Quindi il non avere un Governo nazionale, il combattere come Piemontesi, come Toscani, come Napoletani, come Romani, e non come Italiani, fu la causa prima per cui questa grande impresa mancava. La fondazione dunque di un Governo nazionale è necessaria per effettuare la stessa impresa della Indipendenza italiana.» — (Vedi Corriere Livornese del 9 ottobre 1848.)