«Dopo un eccitamento fatto stamani dall'onorando vecchio Cesare Vallerini, Vicario in disponibilità, alla Gioventù di Pontedera, abbiamo ottenuto le firme di altri dodici Volontarii. — Ore 6,35 m. pom.

«Franci.»

Il Circolo di Grosseto mandò 16 cavalli; almeno questo qualche cosa di buono seppe fare. — (Monitore, del 5 aprile 1849.)

[619.] «Alla Gioventù Fiorentina!

«Una Gioventù fiorentina piena di fede, di modestia e di ferocia, tenne levato gloriosamente il gonfalone della Repubblica fiorentina contro le armi di un Imperatore potentissimo e di un Papa; e quando vinta dal tradimento ebbe a deporlo, vi si avvolse dentro come in un sudario di gloria, e si adagiò nel sepolcro.

«La Gioventù fiorentina allora aveva fremito di rabbia e lacrime d'ira, e mani gagliarde contro i nemici della Libertà ch'è sì cara: imperciocchè questa Libertà nella nostra terra le venisse insegnata dagli esempii paterni, esposta con gli scritti da Niccolò Macchiavelli, difesa da Michelangelo, sostenuta con la virtù della parola o del ferro da Francesco Carduccio, da Francesco Ferruccio, da Dante da Castiglione, e da altri famosi di questa inclita terra.

«Allora in questa città vissero uomini, i quali come lo Alberti tennero per ferma una cosa, che anche a quei tempi parve enorme, doversi alla salute dell'anima anteporre la salute della Patria.

«E in questa Piazza della Signoria per la Libertà era arso il frate Girolamo Savonarola, di cui fu somma sventura andassero disperse le ceneri. Come nel primo giorno di Quaresima il rito della Chiesa ordina, che si freghi con la cenere la fronte al cristiano e gli si ricordi che polvere nacque e polvere ha da tornare, noi potremo adesso spargere un pugno di cotesta cenere sopra la testa della Gioventù fiorentina e dirle: Rammentati che Dio ti creò libera, e libera tu devi morire.

«O Dio! forse da cotesti tempi in poi qualche cosa è mutata quaggiù, onde i Fiorentini non amino la Patria come altra volta l'amavano? In San Giovanni i Fiorentini vengono sempre battezzati nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Le arche mortuarie conservano sempre il deposito sacro delle ossa paterne; la cupola s'inalza sempre degna di rappresentare quasi una via che unisce la terra col cielo; popolate le valli delle medesime case e dei medesimi oliveti; il nostro cielo sfavilla sempre del sorriso di Venere celeste, che si compiace avere stanza quaggiù, circondata dalle divine opere del genio quasi un pianeta in mezzo alle stelle.

«E sta tuttavia questo Palazzo Vecchio testimonio di tante opere e di tanti detti virtuosi. Sotto il ballatoio, o Fiorentini, leggete scritta in caratteri d'oro sopra fondo azzurro la parola Libertas. Non vi sembra un Angiolo amoroso che reietto dagli uomini si rimane esitante di abbandonare Firenze, e sta così sospeso fra il Cielo e la Terra fiso aspettando pure che il Popolo lo richiami?