«Preghisi il Ministero a scrivere a tutti i Governi italiani, invitandoli ed esortandoli, uditi ciascuno i suoi Parlamenti, a spedire subito in Roma dei Deputati per discutere e deliberare in comune e sotto l'alto patrocinio di Pio IX, intorno al modo migliore di difendere la Italia e assicurare la sua Indipendenza.»[132]
§ 3. Come questo mandato avesse a esercitarsi conforme alle istruzioni, le quali sarebbero date dal Potere Esecutivo al momento della partenza dei Deputati: «In questo concetto i Deputati ricevono il mandato AL MOMENTO DELLA ELEZIONE, e la NORMA DI ESERCITARLO AL MOMENTO DELLA PARTENZA.» — E in altra parte: «il Potere esecutivo ha da indicare le istruzioni per eseguire il mandato un momento prima della partenza.»
§ 4. Come allorquando il signor Montanelli, stretto dalla Opposizione, emetteva proposizioni conformi al suo concetto primitivo pubblicato in Livorno, e discordi dal mio, pronto accorressi a fare palese che la Costituente non doveva fare ingiuria al Principe, che il mandato non poteva neppure in pensiero credersi esteso alla sua esclusione, e finalmente che l'ora della Repubblica non era suonata in Italia: «Quando un Principe generoso e magnanimo, come mi gode l'animo dichiarare Leopoldo II, non ha aborrito sottoporsi al Consesso universale d'Italia, il Ministero ha fermamente creduto che il Popolo si mantenga, come sempre fu, grato e leale; ha sentito che il Popolo avrebbe pagato di generosità la generosità di Leopoldo II; il Ministero ha sentito ed è persuaso che l'ora della Repubblica in italia non è suonata; il Ministero ha sentito ed ha creduto che Italia voglia e debba conservare la forma della Monarchia Costituzionale, e verun altro Principe meritasse più di Leopoldo II la corona dal libero consentimento del Popolo. Il Ministero pertanto, quando ha proposto a Leopoldo II questa Legge, ha creduto, crede, e crederà sempre avergli persuaso un atto di gloria e di benevolenza capace a procacciargli l'amore e la eterna riconoscenza di tutta la Italia.»[133] — (Applausi vivissimi e prolungati, con evviva a Leopoldo II.)
Pareva a me che in questo modo adoperando avessi bene meritato della Patria e del Principe, conciossiachè il principio avventuroso della Costituente montanelliana per le mie cure ridotto a plausibile disciplina ponesse la Corona in grado di scegliere quattro vie, per una piena di dubbiezze ch'ella medesima mi aveva imposta.
Prima via. La Corona poteva accettare la dimissione del signor Presidente, inviarlo ministro a Torino, e modificare, secondo che io consentiva, il progetto della Costituente.
Seconda via. La Corona poteva, della Legge intorno alla Costituente, accettare quella parte che si referiva al primo stadio; negando per ora formulare il mandato e dare istruzioni circa al secondo.
Terza via. La Corona poteva accettare, in genere, tutto il progetto della Costituente per valersene poi a tempo opportuno e secondo la contingenza dei casi, o come difesa contro le cupidità di potente vicino, o come istrumento per fondare la Confederazione Italiana, giovando alle stesse condizioni del Pontefice (il quale è da credersi che meglio informato non l'avrebbe reietta), o come mezzo di allargare lo Stato, se tale era la mente della Provvidenza, suprema ordinatrice delle cose.
Quarta via. La Corona, se tutto questo non le andava a grado, poteva chiamarmi e dirmi: «Mantenete la promessa di potervi licenziare senza scapito della mia reputazione, perchè la Costituente mi è diventata incresciosa.» Ed io avrei, con gli espedienti che mi sarebbero parsi più acconci, mantenuta la fede.
La Costituente promossa dal Ministero toscano poteva, anzi doveva, restringersi allo acquisto della italiana Indipendenza. E se questo proponimento nobilissimo, con tanto fervore, con tanta necessità di conato, con tanta immortale agonia dell'anima, e perfino con pericolo della propria persona promosso da famosi Pontefici, meritava la scomunica del Papa, io non so più vedere che cosa avrebbe meritato la sua benedizione!...[134]
L'Atto di Accusa afferma che se fosse stata accolta l'ammenda proposta dalla Commissione, si sarebbero forse salvati o rispettati almeno i dubbii e le riserve del Principe, note allora al Ministero. — Esaminando con rispetto le parole della Corona che mi oppone l'Accusa, avvertirò come quella non affermi punto di avere dichiarato al Ministero le sue riserve, bensì essere consiglio riposto nell'animo suo il riservarsi ad osservare lo andamento della discussione. La Corona parla di dubbio manifestato ad alcuni dei Ministri, non al Ministero: in quanto a me, non mi sembra avere udito di questi dubbii mai: dove gli avessi conosciuti, mi sarei ingegnato come poteva meglio chiarirli. E confido, che io glieli avrei molto agevolmente chiariti con queste proposizioni che trovano largo comento nelle cose discorse nel presente Capitolo. — I mandatarii non possono informare il mandato ai mandanti. — Importa e giova lasciare indeterminato il mandato, perchè, discutendolo, potrebbero uscirne norme rigorose, cagione di gravissime difficoltà alla Corona. — Basti avere proclamato alla faccia della Toscana, della Italia e della Europa: 1º questa Costituente tendere a due scopi; 2º non doversi trattare del secondo che ad epoca eventuale e lontana;[135] 3º adesso restringersi a promuovere la guerra per la Indipendenza italiana; 4º non potere cospirare mai a danno altrui; 5º proporsi la comune concordia; 6º quantunque il mandato indeterminato, stare in potestà della Corona e del suo Consiglio determinarlo prudentemente a norma della contingenza dei casi; 7º fin d'ora essere stato annunziato, che al parere della maggioranza degli Stati Italiani avremmo, senza pure aprire bocca, aderito; 8º finalmente avere io (discorde in questo dal Presidente) espresso che intendevo impiegare la Costituente in benefizio del mio Paese e del mio Principe e del Principato Costituzionale in Italia.[136]