«Roma. — Non hanno proclamato la Repubblica; ed è bene.
«Torino. — Gioberti prevale adesso; ma vuole accostarsi: per me, sempre nei limiti omai stabiliti, accolgo qualunque comunicazione.
«Saracini. — Pensate a sostituire persona democratica, energica, cittadina sanese: se no, vedremo se va Del Medico; ma lo credo difficile. Tenta Dell'Hoste. Io pure lo tenterò.
«Marmocchi. — Avrà quanto chiede: forse no la montura; per domani certamente sì.
«Se non crepo, reggerò ogni cosa. Retrogradi e Rossi mi tengono in subuglio il Paese: bisogna dare una zampata ad ambedue.
«Saluta il Granduca, e digli da mia parte che oggi non gli scrivo, perchè proprio non posso. Non mi muovo più di Palazzo. Abbia coraggio e fede in noi, come noi ne abbiamo in Lui. Cacci via da sè gente che non sa altro che atterrirlo e lasciarlo indifeso; e siccome io non ho mezze misure, — se credi, leggigli anche questo periodo, ed anche tutta la lettera. — Quando può, torni con la famiglia, conquisti e si mantenga i cuori. Diavolo! Vuol egli acquistare fiducia mostrando sospetto? — Alla Granduchessa soprattutto insinua questo; — si ricordi del proverbio: Il Diavolo non è brutto come si dipinge; — e noi non siamo orsi. La mostra (e sei tu) val meglio della balla (che sono io), e questo succede sempre; ma non si offrono angioli per campioni di demonii.
«Saluti a Marmocchi; riguardati; addio.
«Firenze, 7 febbraio 1849.
«Am.o Guerrazzi.»
Adesso che cosa dirà l'Accusa? L'Accusa dice, ch'è evidente come di lunga mano, avanti il 7 febbraio e nel 7, cospirassi a instituire la Repubblica, e a rovesciare il Principato Costituzionale, e a cacciare via il Principe dalla Toscana; — e tale sia dell'Accusa!