Se state fossimo anime di serpi.

Io ignoro il deposto dei testimoni; vi furono, vi hanno ad essere, e mostreranno quanto singolare sia la nuova infermità trovata dall'Accusa della intermittenza rivoluzionaria. Ridotto ai miei soli ricordi, rammento che la Fazione dichiarò essersi arrogata il diritto di vigilare «fino dal 5 febbraio ogni mia azione, d'interpellarmi con la stampa, co' Circoli e co' petizionarii, di chiamarmi a severo rendimento di conto ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.»[261]

Il Circolo nella sua protesta liberamente espose, che la decadenza del Principe e l'abolizione della monarchia fino dall'8 febbraio era stata nel voto, e nel grido di tutti.[262] Dai Giornali si ricava, come nel giorno 13 il Circolo mi mandasse una Deputazione per informarsi di quanto io sapeva, e di quanto operava.[263] Il Governo è dichiarato impotente a salvare il Popolo; s'egli non si muove alla cacciata del Principe, il Popolo farà da sè.[264] Il Circolo fiorentino propone spedire armati da tutta la Toscana contro il Granduca: Firenze si dispone a mandare 1000 uomini.[265]

A tutto questo si aggiungano uomini sempre al mio fianco armati, fino dal giorno otto febbraio, nell'anticamera e pei corridoj, sicchè si rendeva difficile il passare; più spessi nei primi giorni, che dopo; commissarii dalla città, commissarii dalle Provincie;[266] individui ancora, che con brusca cera, così nelle sale, come per le vie, senza distinzione, di giorno o di notte mi fermavano, e m'interpellavano. Con gli scarsi Documenti che ho per le mani, mostrai pocanzi, essere state rammentate le deputazioni dei Circoli di Livorno, Arezzo, Prato e Pistoia: ho mostrato gli eccitamenti alle Provincie di accorrere per coartare il Governo, ma prima passassero nell'aula del Circolo fiorentino, per dare e ricevere conforto, per concertare istruzioni; ho esposto le lagnanze amare, le minaccie e le accuse contro il Governo, perchè per lo appuntino, e subito, non obbedisse; fu detto delle trame contro di me, della dichiarazione di tradurmi in giudizio, dell'aperta rampogna di traditore, della strage più e più volte minacciata. Quello, che Popolo e soldati facessero nei primi giorni del febbraio, esaminatelo nei Giornali del tempo.

E tutto questo pare poco alla Accusa! Di triplice acciaio deve avere ricinto il petto l'Accusa! Cotesto suo non è umano coraggio, o almeno di cotesti uomini antidiluviani, che potevano dire: «Col leone lottai mentre era fanciullo, e sebbene scherzassi, egli fuggì ruggendo dalle mie mani co' denti rotti.»[267]

Io trovo prova di quanto affermo in certo tentativo avventurato dal signor Marmocchi, per allontanare da sè il nugolo delle moleste deputazioni, e il nugolo più tristo degli sciagurati, che o per malizia propria, o aizzati da altri, accorrevano delatori di sospetti per istrascinare il Governo nelle vie rivoluzionarie, e porre le mani addosso ai designati cittadini.

«Firenze, 28 febbraio 1849. — Il Ministro dello Interno rende noto, ch'egli non riceve deputazioni di verun Circolo, od altro corpo morale, se non sono munite di speciale mandato in iscritto, che indichi chi le spedisce, e l'oggetto della missione.»[268]

Imperciocchè gente nefanda, nefande cose voleva; e, parve che ordinandole scritte, il pudore dovesse trattenere da porle in discussione, e ridarle in iscrittura. L'Accusa ha da essermi cortese di questo, che ordinando nel 28 febbraio cessassero, ciò significa che avevano incominciato innanzi; e se il Circolo, anzi i Circoli fino dall'8 febbraio si costituirono in permanenza per invigilare e dominare il Governo, dica nella sua coscienza chi legge, con quale verità si possano asserire queste tre cose a un punto, — che non ci sono prove, — che ve ne sono, ma non bastevoli, — che ci sono prove che escludono l'allegata violenza. Come queste tre cose possano stare insieme, non bisogna domandarlo a me; a me tocca udirle, e commentarle co' mesti giorni di carcere troppo più che bienne; e' vuolsi chiederne ai Magistrati, che le seppero accozzare insieme.

E come le referite cose precederono il 28 febbraio 1849, così lo susseguirono, non essendo mai riuscito di allontanare dal Governo le fervide istanze e i più fervidi petenti, per conseguire lo scopo che stava in cima di ogni loro pensiero.

Nel giorno stesso, e nel medesimo Monitore, il Ministro dello Interno rende noto pubblicamente: «che i Rapporti di Polizia, che i privati cittadini si degnano trasmettere per il pubblico bene, sieno inviati invece ai rispettivi Prefetti, ai quali soltanto spetta questo incarico, perchè, mentre è compreso di gratitudine per le premure che in tal modo i Cittadini mostrano pel Governo, non potrebbe convenevolmente corrispondervi.»