Se forte pungesse la donna il desiderio di conoscere i particolari del commercio, ch'ella supponeva avesse mantenuto seco lei il suo marito, non è da dire; ma la trattenevano dall'appagarlo molte considerazioni. E prima di tutto non le pareva onesto prevalersi dello stato di cotesta misera per istrapparle il segreto: poco cristiano, e meno che consentaneo alla generosità fin lì dimostrata da lei, tribolare, forse non senza danno della sua guarigione, la inferma per farla parlare; e finalmente avendo accolto un dubbio, comunque debolissimo, intorno alla verità dei suoi sospetti, amò piuttosto oscillare in cotesta incertezza, che disperarsi nella odiata realtà.
Ma non vi è misura che tanto presto si colmi, quanto quella della impazienza. Certo giorno ella sedeva accanto al letto della vedova. Angiolina, che tale parmi aver detto si chiamasse la vedova, contemplava il volto di Luisa con l'adorazione dei devoti verso le immagini miracolose, e mormorava per lei benedizioni e preghiere. Luisa la guardò fisso a sua volta; vide che le tornavano i floridi colori della salute per la faccia, le scottature non lasciavano segno veruno, e la donna ridiveniva bella più che mai fosse stata. Il cuore palpitò alla gelosa impetuosamente nel seno, e sorridendo un cotal suo riso amaro la interrogò:
—Ma sono io l'unico vostro protettore davvero?
—E chi volete che si prenda cura di una povera femmina come sono io, se non voi per vostra carità?
—E sì…. e sì che la memoria, io credo, non vi aiuta a rammentar bene le cose…. in questo momento.
—Ah! voi dite la verità, esclamò Angiolina, facendosi vermiglia come per vergogna di fallo commesso. Signore! O come possiamo, senza volerlo, diventare ingrati?
—Dunque…. tu hai un altro protettore?
—Un altro protettore, come voi dite, il quale ci ha beneficato assai….
—Sì, eh! E come si chiama egli?
—Egli?—Il Conte Cènci.