—Ma egli è troppo peggio, che prendano in odio il servo per la ingratitudine che mostra al suo signore; e pensate un po' voi di quale signore si tratta.

Al curato pareva giacere sopra la gratella di san Lorenzo, e sospirando ruminava fra se: come diascolo tutto ad un tratto è capitato tanto giudizio a Verdiana!—E Verdiana proseguiva:

—Io ho detto begli ai ducati, perchè davvero mi piacciono; ma non mi paiono più belli della mia coscienza, nè del mio obbligo, e molto meno poi del mio Gesù; chè se niente niente temessi che vi avessero a far prevaricare, vedete come io ne userei?—Verdiana ne prese due pugni, e mostrò volerli gittare fuori della finestra—io li butterei per granturco alle galline…

—Verdiana! Verdiana!—gridò il Curato abbracciando forte la fantesca a mezza vita, e respingendola addietro,—ma che siete spiritata?

Quante fossero le parole dette dalla Verdiana, e come pungessero acerbamente il Curato io tralascio; basti sapere, che il Curato piegò il capo e pregò mentalmente che se poteva farsi quel calice amaro, cioè Verdiana, fosse rimosso da lui; sospirò; si pentì ripetendo dieci volte l'atto di contrizione; deliberò rendere i ducati. Allo improvviso fissandoli, gli parvero i trenta danari di Giuda; e, spaventato dal fine di cotesto traditore, guardò tutto rabbrividito il fico dell'orto della canonica, e si scostò dalla finestra; ma nel punto in cui stava per darsi in balìa della disperazione, ecco balenargli un pensiero nella mente: esultò come Archimede, quando ebbe trovato il modo di conoscere se nella corona di oro avessero mescolato rame; si sarebbe per l'allegrezza dato un bacio, se con le labbra avesse potuto toccarsi le gote; e sollevando la testa umiliata, a mo' di cervo che ripresa lena continua la corsa, egli disse:

—Uditemi, Verdiana; voi avete parlato molto e male, Dio vi perdoni. E chi vi ha insegnato a pensare tanto tristamente del prossimo… di un curato… di me?… Parvi essere io stato, per tutto il tempo che vivete con me, cosiffatto uomo da meritarmi simili rabbuffi? E se nol fui, come da un punto all'altro di vino sarei diventato aceto? Uditemi. Dal campo ha da uscire la fossa. Io e Giannicchio scerremo gli embrici e i tegoli sani dal tetto della canonica, e gli adatteremo sul tetto della chiesa: alla canonica gli riporremo nuovi: potremo tagliare sei camicie alquanto lunghe, e quando ne occorrerà bisogno per chiesa aggiunteremo una striscia di trina a qualcheduna di quelle, e serviranno per camici: dalla coperta di cataluffo ricaveremo due pianete; una gialla, e l'altra faremo tingere in rosso; le lampade e le ampolline si adoperano così in Chiesa come in casa:—farò ancora raschiare, ritingere, riconficcare, insomma riporre a nuovo il Crocifisso che tengo accanto al letto, e per le feste lo esporremo in chiesa.

Il buon prete col suo cervello aveva armeggiato in questa guisa: il patto fatto mi obbliga a non impiegare nemmeno uno scudo in chiesa. Maladetto quel patto! Ma se tolgo le tegole e gli embrici dalla canonica impedisco che l'acqua coli in chiesa, e osservo la promessa: bene è vero, che così mi tocca a rifare il tetto alla canonica; sia: ma potrò sempre sostenere, che per la chiesa non ho speso un papetto. e rifiutare addirittura il danaro. Ma no… perchè se non accettava non poteva sguarnire la casa per addobbare la chiesa. Quando il lenzuolo è corto, il capo o i piedi hanno da restare scoperti. Dunque ho fatto benissimo… benone!

E contento di se, si voltava sul fianco sinistro. Oh curiosa! Qui trovava tutt'altra opinione: una voce, che pareva nascosta nel capezzale, lo rampognava così:—garbuglione, imbroglione, cavillatore, tu vorresti servire mezzo a Dio, mezzo a Mammone. Signor no; o tutti a Dio, o tutti a Mammone: qui non vi ha strada di mezzo. Sono questi gli esempii che ti porgevano il profeta Elisèo e san Pietro? La tua sorte sarà quella di Simone Mago, che salì per aria in virtù del diavolo, e cascò in terra per virtù di Dio fiaccandosi le gambe; o per lo meno quella di Ghehazi, quando diventò bianco da capo a piedi di lebbra[2]. Bella figura se ti presentassi in pulpito come maestro Biagio il molinaro! E che cosa direbbe Verdiana? Le offerte presentate senza il cuore puro vengono respinte dal cielo: informi Caino; e tu accettasti danaro con patto espresso di non adoperarlo nel servizio di Dio. Non è questo peggio della simonia, e della geezzia? Chi non adora Dio egli è già diventato servo del Maligno. Levati… levati e va al letto di Verdiana, e chiedile perdono; cotesta donna ha tanta carità da vendertene. Levati… torna a Roma, magari in camicia; rendi i ducati al Cènci, e digli: lasciatemi la mia povertà con la mia innocenza; ricchezza col peccato non è affare che mi garbi.—Ouf! che caldo, esclamava ad alta voce il curato; stanotte non mi riesce a prendere sonno; e dando un gran voltolone pel letto tornò sul lato destro. Da questa parte lo aspettava sempre il suo buon Genio, e:—consolati, gli mormorava soavemente dentro gli orecchi, perchè la intenzione giustifica la opera, e in questo mondo chi è savio si governa secondo il vento e la corrente; chè se Verdiana continuasse a darti fastidio, tu le potrai allegare lo esempio degli Ebrei, i quali prima di uscire dall'Egitto tolsero in prestanza i vasellami di oro e di argento degli Egiziani, e verosimilmente gli adoperarono nella fabbricazione dell'Arca: e le potrai citare eziandio il caso dei figliuoli di Giacobbe, i quali per vendicarsi della sorella rapita persuasero i Sichemiti a tagliarsi[3]… ma no… cosiffatti esempii non sono da raccontarsi a Verdiana… gliene racconterai un altro più accomodato… e più decente. Insomma la intenzione giustifica le opere, se non presso gli uomini, almeno presso a Dio.—Dunque ho fatto benissimo, benone! E a cui non piace mi rincari il fitto;—e si addormentò.

Egli era un bel pezzo che dormiva, quando allo improvviso gli venne rotto il sonno dalla testa da non so quale insolito rumore: balzò a sedere sul letto, e gli parve udire un lieve imprimere di orme sul pavimento; ond'egli ritenendo che il gatto di casa avesse inciampato in qualche masserizia, allungò un braccio fuori della sponda del letto, e presa una scarpa grave di chiodi di ferro e per le fibbie d'argento, la gittò dalla parte donde gli parve che il rumore muovesse; la scarpa colpì in pieno uno armario, che suonò come un tamburo, perchè era vuoto. Verdiana destatasi allo strepito, incominciò a strillare dalla stanza accanto:

—Reverendo, reverendo. Trista moneta è quella che disturba i sonni, e Dio le mandi il mal giorno, e il male anno: quando eravate più povero riposavate fino a giorno; adesso non dormite, nè lasciate dormire.