Marco diventò vecchio; e il Curato e Verdiana, com'è da credersi, non ringiovanirono certo. Un giorno il curato, dopo cena, levò la mano, secondo il suo costume quando voleva annunziare qualche solenne novella. Verdiana incrociò le mani sul petto per udirlo più raccolta. Giannicchio si rimase a mezza stanza con un piatto in mano che riportava in cucina, tenendo il corpo rivolto verso la porta e il capo indietro verso il curato per non perdere le sue parole. Don Cirillo incominciò così:

—I nostri antichissimi progenitori…

—Quanti anni sono?…

—Più di millanta…. ma non m'interrompete, Giannicchio…

—Mandarono in Grecia savii ed avvisati uomini perchè prendessero notizia delle leggi con le quali si governavano costà, essendo predicate dalla fama giustissime e religiosissime, per reggere con rettitudine pari questa nostra contrada…

—Ma Grecia non è paese di Turchi?

—Verdiana non m'interrompete… In cotesti tempi non si conoscevano Turchi… non sapete che io parlo di quando Virginio ammazzò la sua figliuola honestatis causa? I Greci pertanto come somministrarono ai progenitori nostri notizia delle ottime leggi, così dettero a noi esempio umanissimo del modo da praticarsi verso il nostro antico compagno Marco. Gli Ateniesi, dopo avere fabbricato un magnifico tempio, chiamato Ecatompedone, a Minerva, ch'era, come sarebbe a dire, una santa per cotesti tempi…

—O adesso, che cosa ne hanno fatto di cotesta santa?

—Giannicchio, non m'interrompete… i Greci affrancarono da ogni fatica gli Asini e i Muli che si erano travagliati intorno a quel lavoro, e li dichiararono signori e padroni di vagare e pascere dove meglio venisse loro talento; e si legge eziandio in certo libro stampato, come uno di cotesti Asini vivesse interi ottant'anni[10].

—Quasi quanto noi…