—Dov'è l'ammazzato? Lumi, qua, lumi—che io possa vedergli le ferite;—lume, che io possa strappargli il cuore dal petto e sbatterglielo nel viso: dov'è l'ammazzato?

—Egli è fuggito—rispose dolente Marzio.

—Come fuggito! Non è vero; egli ha da essere qui… egli deve essere scannato. Fuggito! Ah! cani traditori… voi lo avete lasciato fuggire. Di chi mai fidarci? La mano destra fa da Giuda alla sinistra… e di te, Marzio,… di te da gran tempo sospetto… badati… chè i miei sospetti si traducono in punte di ferro…—Appena questa parola era volata, il Conte conobbe quanto incautamente l'avesse profferita; si morse le labbra per castigarle di averla lasciata fuggire, e ingegnandosi subito di ripararne gli effetti, con voce più mite soggiunse:—Marzio, tu da un pezzo in qua mi riesci meno diligente a servirmi: io non ti tengo:—quantunque se tu mi venissi a mancare mi parrebbe far senza una mano, pure amo meglio perderti, che provarti servo poco attento e poco fedele.

Parola detta, e sasso lanciato non tornano mai indietro. I rabeschi sul fodero e le cisellature sopra la impugnatura non rendono meno tagliente il filo del pugnale. La parola del Cènci si era immersa nel cuore di Marzio come pietra nell'acqua; ma la superficie turbata appena, ritornò piana, ed egli rispose in suono di lamento:

—Dite piuttosto, Eccellenza, che vi ha preso fastidio di me. Questa è la sorte comune dei servi. Non vi è inchiostro che valga a scrivere durevolmente nel cuore dei padroni la lunga, e fedele servitù. Per una volta che la fortuna ti tradisca, ecco là la ingratitudine che con la spugna cancella ogni cosa: pazienza!… domani mi torrò la vostra livrea.

Corre un proverbio trito che dice, che in pellicceria non vi sono altro che pelli di volpe, e dice bene; imperciocchè gli uomini presuntuosi confidino troppo nello ingegno, nella forza, o nella fortuna loro; onde avviene che spesso, quando meno e da cui meno se lo aspettano, si lascino avviluppare. Cesare non dubitò di Bruto, e fu spento. Enrico di Guisa credeva che Enrico Valesio non avrebbe ardito, nonchè ammazzarlo, guardarlo, e lo ammazzò. Il Cènci ebbe fede avere ingannato Marzio, e Marzio, come vedremo, ingannò lui.

—Marzio… che cosa sono le parole pronunziate nella ira? Vento che passa. Io ti tengo pel più leale servitore che io mi abbia, e adesso intendo provartelo.

Il Conte, accompagnato dai famigli che portavano torcie di bitume, si dava a cercare Beatrice, e in breve, gli venne ritrovata; dacchè percossa dall'accaduto si era rimasta immobile. Appena ei la vide riarse in lui il bestiale furore; onde abbrancatala forte nelle braccia, e squassandola rabbiosissimamente, incominciò a dirle con amaro sarcasmo:

—E tu se' la pudica, cui le parole di amore e di voluttà suonano incomprensibili come voci di lingua ignorata? E tu la casta, che custodisci il giglio che deve accrescere le glorie del paradiso? Svergognata!… ribalda!… tu accoglitrice di segreti amanti… provocatrice tu d'infami piaceri… non cercata ricerchi.—Dimmi, chi era costui col quale ti mescevi poco anzi in osceni abbracciamenti?

Beatrice lo guardava e taceva. Il vecchio, inviperito da cotesta calma, ed era stupidità, replicava urlando: