—Mi è parso… cigolìo di vento, che fa molinello in questi sotterranei…

—No… no… sono lamenti… perchè qui dentro tenne prigione il mio avo un suo nemico, e ve lo fece morire di fame. Indi in poi è voce, che nei sotterranei si veggano spettri; ed io ci credo…

—Domine aiutami! Io per me non entrerei qua dentro nè anche con l'Agnus Dei in tasca.

—E tu faresti bene. Apri quell'uscio, là… a destra… il terzo… cotesto… va bene.

—Marzio lo aperse, e il Conte vi cacciò dentro Beatrice con una impetuosissima spinta.

—Va' maledetta, tu proverai adesso di che sappia il pane della penitenza, e l'acqua del dolore.

Beatrice spinta dall'urto precipitò sul pavimento; nè tanto potè la misera aiutarsi con le braccia, che non desse con la bocca sopra un sasso sporgente, facendosi nuova ferita su le labbra: vinta dallo spasimo, svenne. Quando l'anima della desolata tornò agli uffici consueti della vita si alzò da terra; si trovò sola, in mezzo alle tenebre; onde sostenendo il corpo alla parete, meditò:

—Fatale! fatale! Dio mi ha abbandonata. Vivente alcuno non ardisce, o può aitarmi;—alcuno. Il destino mi rovina addosso come la volta di San Pietro. Oh! troppo vento adunato per rompere una canna; e poichè tuoi sono, o Signore, i furori della tempesta, non mi condannerai se al suo impeto io mi sono prostrata.—Guido… ahimè! anch'egli adesso sarà morto di certo… adesso ragionerà di me con Virgilio… ed entrambi mi aspettano. Deh! Guido, non m'incolpare della tua morte… ora, che senza vergogna io posso parlarti,—io ti chiarirò quanto immenso, quanto infinito fosse l'amore mio per te. Ma perchè, Dio ti perdoni, Guido, hai voluto unire il tuo destino al mio? Non ti aveva detto che i miei giorni scorrevano come acque di desolazione, le quali ovunque si spandano portano la morte? Non te lo aveva detto?… puoi negarlo? Oh! perchè io sono viva? E non posso morire? Dicono che noi non ci possiamo distruggere! No? L'anima deve sentire, soffrire, e non volere. Le generazioni umane hanno da essere onde, spinte dalla mano del destino a cuoprire e a scuoprire le rive del mondo senza volerlo, senza nè anche saperlo. Ed io sopporterei queste sorti, se non mi conoscessi seme di sventura nato a crescere in messe di pianto a tutti coloro che mi amano… Ecco, i miei anni si dilatano come i rami dell'albero maligno, che uccide lo sciagurato il quale si riposa alla sua ombra[4]. È carità sradicarmi pianta maledetta da questa terra, spegnermi torcia accesa nello inferno, che si consuma consumando… di cui ogni goccia infuocata suscita uno incendio? Ma l'anima!—E che? Dio vorrà tenerla a bersaglio del suo furore in questa vita e nell'altra? Dio, di misericordia per tutti, si ostinerà soltanto ad essermi persecutore finchè dura la eternità? E quando dovessi soffrire i tormenti dei dannati… supereranno forse quelli che io patisco in questa vita? Nello inferno almeno non sarò avvilita… dannata, non farò dannare altrui. Signore, io non ti accuso. Tu ponesti sopra le spalle del tuo figliuolo una croce di legno, ed egli vi cadde sotto tre volte; sopra le mie tu l'aggravasti di piombo… io non ho forza per sopportarla, e la getto per terra.—Abbia chi vuole quest'anima desolata… il patto della mia vita è troppo duro, ed io lo rompo.—

Così favellando, un desiderio inenarrabile di distruggersi le invase la mente; deliberata, con la morte dipinta sopra la faccia, l'anima traboccante di fredda disperazione si slancia di piena corsa contro il muro, e vi percuote la testa… Ahimè!—vacilla, apre le braccia, e cade irrigidita a piè della muraglia.

NOTE