—E a tanto essere arrivata la inverecondia della vostra vita, da non trattenervi la reverenza materna o il rispetto del luogo, di condurre nel palazzo dei vostri illustri antenati femmine di partito; con altre più infamie, che a rammentarle soltanto mi sento salire il rossore sopra la fronte….

—Mia madre?…

—Ed aggiunse ancora, reputarvi di ogni correzione incapace; e, per quanto al suo materno cuore riuscisse dolorosissimo, essere ormai decisa di ricorrere a Sua Santità perchè vi chiudesse in castello… a far visita allo Imperatore Adriano. In fè di gentiluomo cotesto si chiama starsi in prigione con ottima compagnia…

—Così ella disse?… Proseguiva a interrogare il Principe con suono strozzato, mentre il Conte rispondeva con la medesima voce acre ed irritante:

—O a Civita Castellana… a perpetuità.

—A perpetuità!—Propriamente ella disse a perpetuità?

—E presto;—e ciò dovere alla memoria onorata dell'inclito consorte, alla reputazione della prosapia clarissima, ai nobili parenti, alla sua coscienza, a Dio…

—Egregia madre! Non ho una buona madre io? esclamava il Principe con voce, che tentava rendere beffarda, quantunque male potesse celare lo insolito terrore.—E i prelati che cosa rispondevano eglino?

—Eh! voi sapete il precetto dello Evangelo? L'albero che non fa buon frutto va reciso… ed essi lo ripetono con tale una voce amorosa, che pare proprio v'invitino a bere la cioccolata.

—Or dunque, il tempo stringe più che io non credeva. Conte, suggeritemi voi qualche consiglio… io mi sento povero di partiti…. sono disperato….