In numero più spesse, in stil più rare[2].
A santa Teresa, vedete, fu perdonato molto perchè aveva molto amato; e vi ha chi dice anche troppo. La stessa santa chiamava infelicissimo il diavolo; e sapete perchè? perchè non poteva amare. Amate dunque totis viribus; chè altramente operando offendereste la Natura, la quale è, come sapete, figliuola primogenita di Dio.
Il giovanetto, turandosi il volto con ambe le mani, e tratto un altro lungo sospiro, esclamò:
—Ah! disperato è l'amor mio…
—Non dite questo, che senza speranza non sono neppure le porte dello inferno. Ragioniamo. Vi sareste per avventura invaghito della donna altrui? Avvertite, che allora incontreremmo uno inciampo; anzi due; il marito prima, e poi il Decalogo. E' pare che quando Dio promulgò la sua legge sul Sinai, si sentisse forte corrucciato contro la sua figliuola Natura; però che, a dirla fra noi, nè più nè peggio potevano contrariarsi gli appetiti di lei. Non pertanto confortatevi di questo: che quanto il Decalogo proibisce il cuore permette.
—Oh! no, signor Conte, il mio è diritto amore.
—E allora sposatela in facie Ecclesiæ, per filo e per segno, secondo il sacrosanctum Concilium Tridentinum, e non mi venite…
—Dio sa se io lo farei; ma, ahimè! un tanto bene mi è tolto.
—E allora non la sposate.
—La donna, che amo, trasse troppo più che io non vorrei umilissimi i natali; ma se si consideri il portento delle forme leggiadre, o piuttosto l'altezza dell'animo, ella è in tutto meritevole d'impero…