Misericordia Domini super nos! Chi avrebbe mai creduto che tanti insetti vivessero in Francia! Eppure ci vivono…

Nel cortile trovarono pronte diverse carrozze con le stoie abbassate; vi entrarono al sinistro chiarore di lanterne sorde, preceduti, fiancheggiati e seguiti dalla turba dei birri, e si avviarono al luogo destinato.

Guido vide passare il corteggio lugubre; ed avvertito dal popolo accorrente del caso, vinto dalla passione, stava sul punto di manifestarsi e di accorrere, se il buon servo, forte tenendolo per le braccia, non gli avesse detto:

—Monsignore, voi perdete, e loro non salvate… libero, giovate a voi e a loro.

Guido, represso in seno il gemere vano, esclamò:

—Ora staremo a vedere dove ne conduce la fortuna; e trasse verso casa sua. Giunto a breve distanza mandò innanzi per ogni buon riguardo il servo, a speculare se si vedesse gente di corte da cotesta banda. Tornato addietro, questi lo avvertì del no: ond'egli entrato nelle sue stanze scrisse lettera pietosissima alla madre sua, nella quale la ragguagliava della soprastante sciagura, e della urgenza di sottrarsi alle ricerche della giustizia senza perdita di tempo: la lettera stesse in luogo di abbracciamento, e di addio; in fortuna migliore sperasse; le avrebbe mandato sue nuove dal luogo ove prima giungesse; in qualunque parte capitasse, qualunque avventura fosse per accadergli, dopo Dio prima ella avrebbe occupato l'anima sua. Quindi mutati panni, e tolta seco quanto maggior copia potè di danaro, uscì dalla porta segreta del suo palazzo, disegnando guadagnare la campagna; nè andò guari, che s'imbattè in certa brigata di sbirri incamminata verso la sua contrada, la quale gli passò da canto, e così com'era travestito non lo riconobbe. Comprese pertanto il caso farsi grave davvero; licenziò il servo, e con cauti avvolgimenti si appressò alla porta Angelica; se non che rifece la via più che di passo, notando da lontano come gli sbirri, uniti ai gabellotti, quanti volevano varcare le porte minutamente esaminassero, e perquisissero. Ora vaga improvvido per le strade di Roma fantasticando di questo e di quell'altro partito, senza riuscire mai a capo di nulla; camminando ad occhi bassi, ecco lo percuote una luce che scaturiva dai sotterranei di un palazzo. Guardando traverso la inferriata vide intorno una tavola un gruppo di carbonai, che passavano il tempo, secondo che fecero i loro padri, ed i più tardi nepoti loro faranno, bevendo e giuocando, in onta agli sforzi poco lodevoli del Padre Matteo lo apostolo della temperanza.

Sì certo; poco lodevoli, e non mi disdico. O filosofi, che Dio vi tenga lontani dalle disgrazie, mi sapete un po' dire come voi non facciate altro che levare al Popolo, e a dargli non pensiate giammai? Malthus al Popolo contende i connubii; il Padre Matteo il bere; altri il giuocare. La suprema felicità a poco a poco ripongono nella privazione di ogni cosa. Apicio diventato gesuita non pubblica più libri de arte coquinaria, nè imbandisce le mense agli amici; solo la esercita per uso proprio, ed a finestre chiuse in casa sua.—Aristippo recita in bigoncia i sermoni di Zenone, che ha imparato a mente dopo il convito. Continuate, filosofi; in breve spero persuaderete il Popolo a risparmiare le vesti, e a cuoprirsi di foglie di fico come il primo Padre Adamo. La gaia vita che stanno per filarti queste Parche novelle, o Popolo! «lavorare, soffrire, e morire». Suonate le cornamuse, intuonate il peana a questi pellegrini Benefattori della Umanità. Davvero così appare fronzuto l'albero della felicità del Popolo, che merita bene andare potato dei rami rigogliosi. Noè, ch'era quel gran patriarca che tutto il mondo onora, e favellava col Creatore a tu per tu, per essersi inebriato una volta tagliò egli forse le viti? No certamente; annacquò il vino, e continuò a bere; conciossiachè il vino letifichi il cuore dell'uomo. Licurgo, pazzo melanconico, recise le viti; ma Bacco crucciato operò in guisa, che costui scambiando le proprie gambe pei tralci se le tagliasse di netto; e Bacco fece bene.

Guido si risovvenne allora dell'oste della Ferrata; e ricordando in quella stretta le parole di contrassegno, ch'ei gli aveva dato, scese improvviso nella grotta dei carbonari. Quivi costoro battezzavano quotidianamente il carbone con copia di mezzine di acqua; non mica per lavarlo dalla macchia del peccato originale, bensì perchè crescesse di peso: onesta pratica, che si costuma anche adesso; avvegnadio le cose buone una volta scoperte, ragion vuole che tanto presto non si dismettano. I carbonari, quantunque Guido comparisse senza usbergo fra loro, sbigottirono come il Pastore allo apparire di Erminia: senonchè Guido a rassicurarli incominciò:

—Viva San Tebaldo. e chi l'onora.

I carbonari si guardavano in viso irresoluti. Però uno di essi, cui tornarono a grado le sembianze di Guido, riprese: