—Accusata! Fate senno, e avvertite che i modi temerarii adoperati da voi al cospetto dei vostri giudici ad altro non possono condurre che a peggiorare la vostra condizione, già grave abbastanza; e in quanto a me poi non possono partorire effetto veruno perchè, oltre all'avervi esorcizzata nelle regole, porto qui meco un rimedio sicurissimo contro le malìe e le incantagioni, quando mai vi fosse rimasta facoltà di adoperarle a mio danno. Ora, per la seconda volta ve lo domando; volete, o non volete confessare?

—Quello che la santa verità mi faceva debito confessare, ho confessato; la menzogna, che voi cercate, con lo aiuto di Dio, nelle braccia del quale io mi rimetto, non sapranno strappare i vostri tormenti, nè le vostre blandizie.

—Questo è ciò che staremo a vedere. Intanto io vo' che sappiate, bene altri cervelli che non è il vostro aver saputo mettere a partito, io. Notaro Ribaldella scrivete: «Invocato il santissimo nome di Dio. Amen. Decretiamo ec. prima di passare ad ulteriora la vigilia nei modi et termini consueti per ore quaranta, la quale dovrà subire l'accusata Beatrice Cènci in luogo di tortura ad quaestionem ec., incaricando di assistere alla predetta il notaro Jacomo Ribaldella per le prime quattro ore; per le seconde quattro ore il notaro Bertino Grifo; per le terze quattro ore il notaro Sandrello Bambagino; e così, tornando da capo, succedersi di mano in mano, finchè non sia decorso il termine assegnato, o non sia intervenuta la confessione dell'accusata». Firmate…

Così, dopo aver firmato il foglio che gli porgeva il notaro, ordinò il presidente Luciani, passandolo agli altri giudici; e gli altri giudici, come pecore (e il paragone è benigno) lo firmarono, quasi il Luciani pensasse, sentisse, e deliberasse per tre. Benefizio ordinario dei tribunali collegiali, di cui la trinità può rettamente definirsi: Due persone che dormono, ed una terza che fa le carte!

La vigilia era uno sgabello alto da terra un braccio e mezzo, col sedile acuminato a punta di diamante, e largo poco più di un palmo; la spalliera pari.—La mia storia non si fermerà a raccontare come quivi costringessero la derelitta a sedersi; come le legassero le gambe, affinchè distendendole non toccasse il pavimento ricavando refrigerio al suo martirio; come con una corda, calata dal soffitto per via di carrucola, le mani dietro i reni le avvincessero. La mia storia torcerà lo sguardo spaventato dagli sbirri, che vegliavano accanto alla misera vergine, i quali di tratto in tratto l'andavano urtando nei fianchi, onde con inaudito spasimo sopra la cuspide del sedile dondolasse, o nell'acuta spalliera percuotesse. La mia storia non dirà come il carnefice mastro Alessandro, due volte almeno per ora, avesse commissione di sollevarla con tratti di corda, e lasciarla quindi cascare |a piombo sopra il sedile angoscioso; ed egli, come gli era stato ordinato adempiva; e che cosa poteva fare? Troppi erano gli occhi che lo guardavano attorno; e poi, a lui non era dato mostrare la sua tenerezza senonchè mandando per linea retta il paziente alla morte, e removendo il lussurioso, e il vano dei martirii: oltre ciò nè poteva, nè forse voleva; pietoso era, ma boia. Intriso di sangue il pane quotidiano che lo nudriva, e più infami, più atroci, più scellerate cose, che le sue non erano, e da persone a lui maggiorenti si commettevano tutto dì allora, e tutto dì si commettono anche adesso per un tozzo di pane, destinato a mantenere per brevi istanti una vita di verme per un mondo di fango.—La storia mia tacerà le scene turpi, i vituperii, le oscene allusioni: prodigate alla santissima fanciulla da tutte coteste belve dalla faccia umana, e sopra tutti dal notaro Ribaldella, che riverberava come specchio l'anima del Luciani:—tacerà del frequente apparire che fece, anche nelle ore più tarde della notte, il presidente Luciani infellonito della divina costanza di Beatrice, e il perpetuo digrignare fra i denti di costui «stringete più forte, squassate più spesso»:—tacerà le lacrime ardenti, il freddo sudore, gli spasimi ineffabili, gli spessi svenimenti della fanciulla, e la pietà crudele dei carnefici nel ritornarla con sali e spiriti al sentimento delle angosce: no; quelle cose, che i vicarii di Cristo sopportarono, e non solo sopportarono ma consentirono e promossero, oggi la penna aborrisce di scrivere, e lo inchiostro tracciandole diventerebbe rosso per la vergogna. Dirà ella piuttosto del coraggio sopraumano e della costanza della inclita donzella, la quale nonostante la immensità del suo martirio rimase ferma nel proponimento di morire in mezzo ai cruciati, anzichè contaminare la sua fama con la confessione di un misfatto, ch'ella non aveva commesso. Tolta quasi spirante dalla tortura lei portavano di nuovo al carcere, e quivi adagiavanla sul letto.

Colà fu lasciata stare due giorni: la sua intelligenza, ora luminosa, rischiarava il dolore percorso; e il tratto di gran lunga più amaro, che le rimaneva a percorrere, ora le s'intenebrava circondandola di trepidante incertezza: così il fanale di una nave per notte tempestante apparisce a vicenda e scomparisce sul dorso, o nel gorgo dei marosi, segno funesto di prossimo naufragio a cui palpitando la contempla dalla riva: solo irrequieto, durava in lei il senso dell'ambascia, il quale con le sue traffitte rammentava a quel cuore sicuro non già di cedere, bensì il proponimento di morire in silenzio.

Il terzo giorno gli sbirri tornarono per lei, che il Luciani chiamava a nuovi strazii. Ormai rassegnata al suo destino, ella non repugnò andare; solo li supplicava con voce soave volessero di tanto aspettare, che si fosse vestita: e poichè i manigoldi capirono che così ignuda, com'ella era, dinanzi al tribunale non la potevano trarre, risposero acconsentirebbero attendere; però fossero brevi gl'indugi, dacchè i giudici stessero adunati, e non conveniva ai colpevoli farsi aspettare. Intanto che Beatrice, sovvenuta dalla figlia del carnefice, si vestiva, così favellò:

—Senti, sorella mia; se mi chiamano, lo sai, e' lo fanno per tormentarmi: ora io dubito forte di rimanere morta fra le torture, come vidi accadere a quel povero Marzio; e come ho provato con lo esperimento proprio, che potrebbe pur troppo succedere anche a me: però io intendo non già ricompensarti della tua carità, Virginia mia, bensì lasciarti un ricordo di me sventurata. Tu ti prenderai tutti i miei pannilini e le vesti, che ho qui meco in prigione… e tieni… prendi ancora questa croce, che fu della signora Virginia mia madre; a patto… che se io torno viva dal tormento, e possa in altro modo lasciarti ricordo di me, tu me la renda; avvegnachè vorrei che fosse sepolta meco. Di queste viole, ahimè! innaffiate di pianto, e cresciute al raggio del sole che penetra obliquo e tristo per le inferrate della finestra, tu, finchè durano, ne farai ogni giorno un mazzetto, che offrirai alla immagine della Santa Vergine che tengo a capo del letto… anzi… ascoltami… Virginia,—e qui si fece per la faccia tutta vermiglia, e favellò più basso,—tu devi sapere ch'io ho… oh! no… io ebbi un amante grande, ben fatto a maraviglia, e buono; ed io l'amai… ed egli mi amò, e tuttavia io credo che svisceratamente mi ami;… ma in terra uniti noi non potremmo essere mai… e dubito forte se un giorno anche in cielo… colpa non mia, ahimè!—Tu prenderai cotesta immagine, e t'ingegnerai penetrare fino al cardinale Maffeo Barberini, e gli dirai che gliela mando io onde procuri che l'abbia il suo amico, e gli faccia nel punto stesso saper com'io sovente abbia pregato davanti a lei per la salute dell'anima sua: bada, tienlo bene a mente, per non avertelo a scordare: ed aggiungerai…

—Oe, o che vi pensate andare al corteo? È un'ora che aspettiamo… venitevene via come vi trovate.

Beatrice andò; nè Virginia le potè rispondere una parola, tra per la pressa degli sbirri che le ne tolse il campo, tra per la passione che le stringeva la gola: l'accompagnò piangendo fino alla porta, e quivi, dopo averla abbracciata e baciata, l'abbandonò. Beatrice volse il capo sul limitare, e vide come la pietosa fosse corsa ad inginocchiarsi davanti alla immagine della Madonna, appendendo sotto di quella la crocellina di diamanti, che fu della Virginia Cènci sua madre.