—E la tortura capillorum?
L'auditore Valentino Turchi declinò a posta sua il capo confuso; il
Luciani insistendo favellò:
—Anzi per me sono di avviso, che si abbia stamani a incominciare dalla tortura capillorum; secondo poi quello che butta, noi ci regoleremo.—Oh! sì, come dice il proverbio: come il padron ci tratta, e noi lo serviremo.
—Allo apparire di Beatrice pallida, in aria soffrente, con gli occhi smorti dentro un cerchio azzurro, il Luciani, sempre in atto di mastino quando si posa, s'ingegnò, per quanto gli era dato, comporre a mitezza il sembiante sinistro e la voce arrotata:
—Gentil donzella! quanto il mio cuore abbia patito nel dovervi porre ai tormenti, Dio ve lo dica per me; chè con parole convenevoli non potrei dimostrarvelo io. Anch'io sono padre di fanciulle per età, se non per bellezza, uguali a voi; e nel vedervi straziare, non senza sgomento ho interrogato me stesso: Luciani, qual mente, quale animo sarebbero i tuoi, se tale aspro governo facessero del sangue tuo? Dovere di magistrato, senso di uomo, pietà di cristiano mi persuadono raccomandare voi stessa a voi. Deh! vi calga della vostra giovanezza. A che monta la pervicace caparbietà vostra? Io ve l'ho detto, e vel ripeto adesso; abbondano in processo le prove per convincervi rea: la confessione dei vostri medesimi complici vi condanna. Meritatevi con ingenua confessione la grazia del beatissimo Padre. Delle somme chiavi, di cui egli ha l'augusto ministero, troppo più gli piacque adoperare quella che apre, dell'altra che serra. Soprattutto a lui talenta la fama di benigno; e davvero, qual è nel nome, così nei fatti vuol dimostrarsi Clemente. Non mi sforzate, via, signora Beatrice, ad usare rigore; considerate che i tormenti da voi, mio malgrado, patiti sono quasi piaceri in paragone delle atroci torture (e qui lasciò libero il corso alla voce arrotata) che la giustizia riserva contro i contumaci ostinati.
—Perchè mi tentate?—rispose Beatrice pacatamente. Come se non vi paresse abbastanza la facoltà di straziarmi il corpo, perchè v'industriate ad avvilirmi l'anima? Queste sono le parti del demonio, non quelle del giudice, o almeno una volta non lo erano. Il mio corpo è vostro… la forza feroce lo pone in balìa di voi… a posta vostra straziatelo;—l'anima il mio Creatore mi diede ben mia, e questa, anzichè lasciarsi sbigottire dalle vostre minacce, o prendere dai vostri blandimenti, mi conforta a sostenere più di quello che voi non possiate tormentare.
Le sopracciglia del Luciani si strinsero come tanaglia; e percuotendo con ambo le mani aperte sopra la tavola, urlò furiosamente:
—Ad torturam… ad torturam capillorum… Dov'è mastro Alessandro? Egli dovrebbe trovarsi sempre presente al tribunale quando presiedo io[5].
—Egli ha dato un salto fino a Baccano per faccende di mestiere, con ordine superiore; ed ha lasciato detto che tornerebbe in giornata.
—Al maggior uopo tutti mi lasciano solo. A voi dunque, Carlino, che so che siete un giovanotto per bene; fatevi onore adesso.