—Orsù, parlate, con mal piglio gli rispose il Luciani.

Allora il Ribaldella si levò agile e presto dal suo scanno, e accostatosi all'orecchio del Luciani vi sussurrò sommesso un suo concetto. Egli aveva ad essere infernale davvero; conciosiachè il Luciani, che gli aveva porto ascolto con torbida faccia, la rasserenò ad un tratto, e quasi sorridendo gli disse:

—Jacomuzzo andate là, chè voi farete passata.—Indi rivolto al carnefice:—Sospendete pure i tormenti, mastro Alessandro,—proseguì a dire,—anzi confortate la paziente, e ingegnatevi a farla riavere.—Voi altri, prestantissimi signori colleghi, compiacetevi aspettarmi seduti nei vostri seggi per breve ora di tempo.

Ciò detto sparì.

Quinci a poco più di venti minuti, nel corridore dond'erasi allontanato il Luciani fu udito strepito di catene, e subito dopo dalle aperte imposte comparvero Giacomo, Bernardino Cènci e Lucrezia Petroni, attriti come gente che abbia fuori di misura sofferto, e non siasi per anco rimessa dalle angosce durate. Il Luciani li seguitava come il mandriano caccia dinanzi a se il bestiame, che spinge al macello.

Dopo la notte dello arresto Giacomo e Bernardino Cènci non si erano più veduti fra loro, e la Lucrezia Petroni nemmeno. All'improvviso sentirono aprire l'uscio del carcere, e si trovarono, senza sapere nè che nè come, l'uno frombolato nelle braccia dell'altro.

Ognuno pensi come per tutti cotesti malearrivati fosse pietosissima cosa, e piena a un punto di sollievo e di affanno, incontrarsi, e piangere, e baciarsi insieme, comecchè le braccia incatenate ogni altra dimostrazione di affetto non concedessero.

Posciachè la piena della passione si fu sfogata quattro volte e sei, al Luciani, il quale per contenere la inquieta impazienza si rodeva le ugna, parve bene richiamarli, ed ammonirli di quella, ch'ei chiamava invincibile caparbietà della Beatrice. Cotesta sua riprovevolissima pertinacia, egli aggiungeva, formare ostacolo alla chiusura del processo, e per conseguenza trattenere la grazia pontificia, pronta a sgorgare, dopo cotesto atto di umiltà, come le acque scaturirono sotto la verga del santo patriarca Moisè: in quanto a lui sentirsi profondamente travagliato per le torture alle quali, così imponendo i penosi uffici del suo ministero, aveva dovuto sottoporre la Beatrice; ormai non gli reggere più l'animo di proseguire; venissero eglino in suo aiuto per vincere cotesta mente ostinata; di ciò supplicarli da verace amico, e da cristiano; qui il giudice non entrare per nulla: di questo andassero persuasi, non poter eglino desiderare patrono od avvocato che più fervorosamente di lui zelasse la causa loro presso Sua Santità.

Egli è così lieve ingannare chi si assicura! Riesce tanto gradito prestar fede a quello che si desidera! Così hanno i miseri sete di conforto, che i fratelli Cènci e la Lucrezia Petroni si abbandonarono affatto in balìa del Luciani; il quale, diventato mansueto, promise loro di non farli separare più mai. Vinti e ingannati, adesso se li spingeva davanti a se; e gli si leggeva manifesta nel volto la superbia del trionfo.

Le vittorie della forza sono elleno forse più, o meno gloriose di quelle della frode? Lo ignoro: io so unicamente, che forza e frode nacquero gemelle nel ventre della ingiustizia.