—Questa moneta, non ci ha rimedio, è falsa falsissima, prese a gridare l'altro; e ci toccherà a farne una specificazione, come qualmente un monetaro falso l'abbia donata a Tegolino, depositandola in mano del bargello del rione perchè non ci caschi su le spalle qualche grosso malanno. Misericordia! Moneta falsa! Niente di meno che forca e squarto a cui fosse trovata addosso;-e se la mise in tasca.
Ma a Tegolino garbava poco, anzi punto, cotesto tramestìo; e rivoleva la moneta perchè fosse stata donata a lui, e perchè intendeva portarla alla mamma onde se ne comprasse una gonnella, chè la povera donna si peritava a uscire di casa con quella che aveva addosso logora, e rattoppata. Fiato perduto! Gli altri per preci non dimordevano, e per di più lo straziavano con i motteggi; sicchè il fanciullo prese a piangere ed a strillare per modo, da muovere a rumore tutto il vicinato.
In questa ecco apparire sopra la soglia dello studio, sdegnoso in vista, un personaggio abbigliato da prete, di cui l'aspetto però sembrava in guerra aperta col suo vestito: alto era e robusto, alquanto calvo sul sommo del capo, ma circondato da uno orecchio all'altro di capelli neri a zazzera; neri, folti, e dritti aveva i sopraccigli, allora aggrottati; una ruga sorgendo perpendicolare dalla radice del naso s'inoltrava per mezzo della fronte; l'occhio di pupilla vivissima, e verdastra; le narici mobili le labbra tumide e accese in bel vermiglio; le guance, tinte ordinariamente in isciamito, ora per collera avvampanti di fiamma.
—Che scandalo è questo?—tuono con voce di rimprovero.
Gli scrivani, come i ranocchi se odano cosa onde abbiano paura cessano il gracidare importuno, e tuffansi nell'acqua paludosa, chinato il capo non fiatavano verbo. Tegolino si rannicchiava presso le gambe dell'avvocato Farinaccio, in quella guisa che i pittori sogliono dipingere l'aquila ai piedi di Giove. Ma il Farinaccio, per nulla placato dalla subita sommessione di costoro, interrogò Tegolino della causa del trambusto, ed egli ingenuo gliela espose; aggiungendo che rivoleva la moneta per portarla a mamma, che difettava di veste da comparire alla messa.
—E per qual causa voi altri avete involata la moneta a questo ragazzo?
La domanda era volta agli scrivani; ma dimorando a parlare, Tegolino rispose per loro:
—Perchè prima dicevano ch'ella era falsa; e poi sottovoce avvertì Luparino, che sarebbe stato meglio comprarne tanto vino di Orvieto, e berselo in compagnia.
Prospero consentendo alla sua piacevole natura, mutata di subito la collera in riso, riprese:
—Su, presto, rendete a Cesare quello ch'è di Cesare, voglio dire la doppia a Tegolino; e per bere, a voi altri, ecco un papetto; chè ne avanza anche per le spugne vostre dilettissime sorelle in vino. Però, notatelo bene una volta per sempre; io intendo, e voglio che sieno accolti co' medesimi rispetti così poveri come ricchi, i nobili come i popolani: io nacqui ignobile, e non sono ricco; ricordatevene: e di questo ricordatevi ancora. che sono state fatte troppo più belle e magnifiche cose co' baiocchi del popolo, che con i ducati dei baroni.