—Ora come, interrogò con voce alquanto alterata la Beatrice, dopo tanti tormenti sofferti per salvare la mia bella fama, io da me stessa mi lacererò le viscere, lasciando il mio nome argomento di orrore pei posteri, mentre io divisava lasciarlo di compassione e di rammarico?

—Gentil donzella, soffrite in pace ch'io vi dica cosa incredibile, e vera. Tutti credono che voi abbiate ucciso colui, che ormai vostro padre non può chiamarsi senza oltraggio della natura; alcuni ciò fanno per un fine loro particolare, e che a parer mio consiste meno nell'odio ingiusto contro la persona vostra, che nell'appetito disordinato della vostra sostanza: gli altri poi lo credono perchè vi vogliono bene, e piace alla immaginativa loro considerarvi come donzella mirabile, e vi salutano più virtuosa di Lucrezia, più forte di Virginia. Il popolo vi ha posto prima in questa trinità di fortissime donne romane, e la sua finzione adora: se alcuno tentasse di sgannarlo adesso, oltre al non prestargli fede, lo detesterebbe; forse anche trascendendo sarebbe capace usargli mal tratto, come quello a cui parrebbe essere privato del suo patrimonio di gloria. Amore di popolo è amore di Giove, che per soverchia ardenza incenerì Semele. Dove io su questa impugnativa fondassi la difesa, perderei a un punto me stesso, e voi non salverei. Voi pertanto negando non arriverete a persuadere nessuno che vi asteneste, dalla strage paterna, nè preserverete i giorni vostri nè di colui, che per amarvi altamente vi perdeva; dacchè i giudici considerino le prove raccolte in processo sufficientissime alla vostra condanna come parricida, e la pratica dei nostri tribunali conceda facultà, attesa la confessione dei complici, di sottoporre il prevenuto impugnante allo esperimento della tortura finchè morte ne segua.

Amen; e parmi che a tale mi abbiano condotto, che ormai poco più è il cammino che mi avanza. Non è poi così doloroso il morire, come per avventura si crede dagli uomini: posso assicurarvene io; io, a cui davvero parve toccare le porte della Eternità,—e più di una volta.

—No, povera signora, voi non dovete morire; ed avvertite, il proponimento vostro, estimato magnanimo presso i gentili, nella religione cristiana è peccaminoso; imperciocchè offenda Dio tanto colui che porta le mani violente contra se, quanto l'altro il quale potendo salvare la sua vita non si aiuta.

—Ed io consentirò a vivere, e a vedere abbrividire i padri al mio appressarsi! Ed io mi affannerò a vivere per vedere la gente, curiosa insieme e impaurita, appuntare gli occhi sopra la mia fronte come se vi fosse scritta la parola «parricida!» Ah! no.—Così piacesse a Dio farmi scomparire intera da questa terra, e sperderne perfino la memoria!

—Ma che pensate voi dalla opinione di avere trafitto vostro padre ve ne sia venuto odio, o ribrezzo? Se così ritenete, voi v'ingannate. Quando mai, finchè gli uomini avranno un cuore che palpita al nome di virtù, terranno a vile, o piuttosto non leveranno a cielo la castissima donzella, che, per amore della pudicizia diventata eroina, la difese con atto pietosamente crudele? Quanto più stretto il vincolo tanto era la ingiuria maggiore, e sovveniva più legittimo il diritto di resistere. Volgete la mente alle antiche e alle moderne storie, e guardate un po' voi se infami si reputassero o scellerati i figliuoli, i quali per giusta vendetta trucidarono i propri genitori. Valgami lo esempio di Oreste: vedete; comecchè la offesa ch'ei vendicava troppo differisse dalla vostra, nè le circostanze fossero uguali, uccidendo egli la madre dopo molti anni che la strage di Agamennone era avvenuta, non già per salvarsi da imminente, e in altra guisa non riparabile danno, tuttavolta la sapienza antica immaginò che la stessa Minerva scendesse dal cielo, ed invisibile gittasse nell'urna il voto, il quale, troncando le dubbiose ambagi dei giudici, lo proclamò innocente.

—Dite, signore, e voi, dopo il giudizio di Minerva, avreste data la vostra figliuola in isposa ad Oreste?—Parlatemi in coscienza… talenterebbero a voi le nozze di un vostro figlio con nuora parricida?

—La mia risposta non può satisfare questa domanda, avvegnadio io sappia il vostro caso diverso; e, come a me, confido in breve sarà chiarito anche altrui. La giustizia non è frutto di tutti i tempi; dovrebbe essere, ma non è; e la verità nemmeno; entrambi hanno bisogno di fiorire, e maturare; e chi le coglie acerbe nuoce a loro ed a se. In tempo opportuno le genti maravigliate sapranno come una donzella sedicenne, dopo avere sofferto tormenti a cui pazienza nè forza umana avevano potuto durare fin lì, per amore della propria famiglia non rifuggisse di porre in compromesso e la vita e la fama. Io per me, quantunque volte me faccio a ripensarci sopra, non trovo persona che abbia fatto di se così solenne sagrifizio, e che ne abbia ricavato, non dirò lode, bensì venerazione affettuosa, se togli questa una; ma egli era Dio, non uomo.

E così favellando stacca da capo del letto della Beatrice una immagine di Gesù crocifisso, e, gittatala sopra la coperta, prosegue: «Egli, troppo più che le mie parole, col suo silenzio v'insegna, sagrifizio che sia;—egli per la redenzione di coloro che lo avevano offeso, lo offendevano, e l'offenderebbero accettò lo indegno patibolo;—egli oppose alla giustizia eterna un riscatto eterno col suo sangue prezioso,—battesimo perenne che ci scorre sul capo come lavacro di peccato senza fine rinascente…»

—Sì, ma Cristo non moriva mica infame!…