«Reverendissimo, et illustrissimo Monsignore.—La maggiore empietà, che abbia mai inquinato questa sede augustissima et felicissima della vera nostra religione, sta per succedere. Il duca Serafino D'Altemps, per compiacere a sfrenatissime voglie, trama rapire domani notte, armata mano, dal palazzo dei Falconieri la onesta fanciulla Lucrezia, camerista in casa dei prelodati clarissimi signori. Accompagnano il Duca, complici del delitto, tre o quattro dei più solenni banditi capitanati dal famoso Olimpio, cercato da due anni dalla Corte per ladronecci e assassinamenti, con la taglia di trecento ducati di oro. State su l'avvisato, che si tratta di gente usa a mettersi ad ogni sbaraglio, e il pericolo aumenta la fierezza.—Di tanto vi avvisa un osservatore del buon governo, e zelante dell'ordine, e della esaltazione di santa Madre Chiesa. Roma li 6 agosto 1598.»
—Va bene: la scrittura non può conoscersi per mia: questa fra un'ora sarà nelle pietose mani di monsignor Taverna.—La piegò, e la suggellò improntandovi sopra una croce, e scrivendovi: A Monsignore Ferdinando Taverna governatore di Roma.
—A tutto signore tutto onore: egli è Duca, e va proprio trattato da pari suo. A cotesta perla del Principe Paolo penseremo più tardi. E poi ci liberiamo da Olimpio, se pure non giunge anche per questa volta a scamparla. La rete è tesa nelle regole dell'arte; ma
Rade volte addivien, che alle alte imprese Fortuna ingiuriosa non contrasti.
NOTE
[1] Tennemi Amore anni ventuno ardendo
Lieto nel foco, e nel duol pien di speme:
Poichè Madonna, e il mio cor seco insieme
Salirò insiem dieci altri anni piangendo.
PETRARCA.
[2] Se io avessi pensato, che sì care
Fossin le voci dei sospir miei in rima,
Fatte io le avrei dal sospirar mio prima
In numero più spesse, in stil più rare.
PETRARCA.
[3] Durante la sommossa avvenuta in Inghilterra volgendo l'anno 1378 della Era volgare, Giovanni Ball predicava: gli uomini tutti discendere da uno stipite comune; uguali essere i diritti loro alla libertà, ed ai beni della terra; arnese di tirannide ogni maniera di distinzioni. La plebe infuriando cantava la canzone, di cui il concetto corrisponde alle parole del testo: