Bernardino balzò in piedi furioso, e tentò con le nude mani afferrare le tanaglie infuocate; ma il carnefice le trasse indietro: allora egli, compresa la inanità dei suoi conati, girandosi in ginocchioni con le mani giunte supplicava:
—O, per pietà, non lo toccate; basta; troppo a lui… per le piaghe di Gesù, qualche cosa date anche a me.
E siccome mastro Alessandro, coteste preghiere non badando, tornava a rinnuovare lo strazio, Bernardino gridò:
—Per pietà, signori fratelli, mi ridieno le tavolette… che io non vegga… non senta… oh! oh! mi si spezza il cuore…
E il fanciullo cadde svenuto.
Don Giacomo stringeva quanto più gli era dato le labbra, e la pelle delle guance insinuava fra i denti, sicchè ne aveva la bocca piena di sangue; e ciò faceva per non gemere. Ma giù dalla fronte grondava il sudore a pioggia, i capelli dritti come istrice, convulso tutto, singhiozzava talvolta, ma non gemeva. In questo modo lacerato oscenamente, il misero procedeva per le piazze di Nicosia e Palomba fino alla chiesa di Santo Apollinare; donde piegarono a Piazza Navona, anticamente Circolo Agonale, e quinci per San Pantaleo, li Pollacchi, e piazza delle Pallottole fino a Campo di Fiore, mercato dei rigattieri, dove per privilegio si giustiziavano i condannati dal tribunale del Santo Ufficio.
In questo modo i potenti della terra, ma in ispecie i Pontefici, costumarono un giorno partecipare alla infamia sembianza d'onore, e tuttavia costumano. Freme il mondo, o sibila, o ride; ed ei lo lasciano fremere, ridere, e sibilare, continuando a crear nobili le spie, e concedere indulgenze e croci ai traditori.
Adesso la processione traversa un suolo che arde: egli è la piazza dei Cènci. Giacomo sbalordito dal dolore, in qual luogo lo avessero tratto o non badava, o non sapeva. Giunto a piè dell'arco dove incomincia la cordonata la quale conduce alla chiesa di San Tommaso dei Cènci, caddero sopra il suo capo grida strazianti, ch'ebbero virtù con la tremenda vibrazione loro di superare perfino l'acuto senso di dolore, che trapassava il cervello del derelitto cerne un chiodo. Leva gli occhi, e traverso un velo pargli ravvisare, e ravvisa certo, dalla terrazza che sormonta l'arco dei Cènci, le braccia sporgenti della moglie e dei figli.
La idea di mostrarsi in tale stato di abiettezza e di miseria alla sua famiglia rimescolò tutto il sangue nelle vene di Giacomo, e glielo spinse poi così impetuoso al cuore, che traballò per cadere. Ma l'affetto vinse la vergogna, ond'ei con voce piena di amore esclamò:
—I figli! Oh! i miei figli… datemi i miei figliuoli…