Il Prete confuso malediceva l'ora, che gli venne in mente recitare una orazione di lunga mano composta: era meglio che avesse favellato, secondo il solito, così alla buona. Ah!—pensava—potessero farsi le cose due volte!—Poi tutto umiliato sussurrava…

—Perdoni, per lo amore di Dio… io non credeva… avendo tolto a imitare la orazione di monsignor Giovanni della Casa a Carlo V… che…

—Ascoltatemi, favellò il Cènci, deposto a un tratto il suono scherzevole, e assunto un cipiglio severo. Io sono vecchio, e voi più di me: però del tempo non ne avanza a me nè a voi: parlate dunque netto, e spedito. Tutte le cose lunghe mi vengono a fastidio,—anche la Eternità.

Il Prete, preso alla sprovvista, non sapeva da qual parte rifarsi; quel subito trapasso dal dolce all'agro lo aveva sbalordito: in oltre la ultima proposizione del Conte gli pareva mal sonante, ed eretica. Finalmente, come uomo a cui un buffo di vento sopraggiunga impetuoso a portar via le carte accomodate sul banco, parlò con tronchi accenti:

—Eccellenza… lei vede in me un prete… e per di più curato di campagna… La mia Chiesa rassembra proprio un crivello… l'acqua piovana scende giù dal tetto, e si mescola col vino delle ampolle… Un melogranato cotto in forno, a paragone della mia Canonica sdrucita, può figurarsi una pina verde… talora, quando piove, mi trovo costretto a starmi in letto coll'ombrello aperto, e non basta. Sa ella con che cosa mi tocca ad asciugarmi il viso?.. lo sa?

—No certo.

—Con Rodomonte.

—E ch'è egli questo Rodomonte?

—Il gatto della canonica; ma egli alla peggio la rimedia pei tetti; a me e a Marco, che non possiamo andare a procacciarcelo sul tetto, spesso manca il desinare e la cena; ed io sospiro, e Marco raglia.—Ho una tonaca sola… o piuttosto, come dice Cremete negli Autontimerumeni, ignaro se il suo figlio tuttora viva,—non saprei più dire se io l'abbia, o se io non l'abbia:—veramente ella era lustra da potermivi guardare dentro; ma alla fine con qualche rammendo poteva tirar su fino a dicembre… ed ora il cane di vostra Eccellenza miri come me l'ha concia!.. E sporgendo il lembo, la sua voce prendeva la intonazione dello stabat Mater dolorosa.

—Non pronunziaste voi il voto di povertà? Perchè vi lagnate di uno stato, che tanto si accosta alla perfezione? Ah! questa perfezione non vi piace; amereste meglio essere imperfetto con qualche migliaio di scudi di entrata, che perfetto, e più che perfetto in povertà? Prendetevela con l'Autore di questa grammatica, che voi altri preti non volete capire. Gesù Cristo vi ha predicato non essere i vostri beni sopra questa terra: guardate il cielo, e sceglietevi là il vostro campo; lo spazio, grazie a Dio, non manca. Ma voi fate orecchie di mercante, e dite in cuor vostro: la doppia è il Padre, la mezza doppia il Figlio, il terzo di doppia lo Spiritossanto, e credo fermamente che una discenda dall'altra.