La cappella di san Tommaso dei Cènci nel giorno dieci di agosto compariva parata a lutto: lungo le pareti pendevano lugubri gramaglie: da per tutto si vedevano ghirlande di fiori intrecciate con rami di cipresso: sette sepolcri di marmo nero scoperchiati aspettavano i morti, a guisa di bocche co' labbri aperti ansiose di bevanda: avevano tutti una iscrizione medesima, ed era questa:
Mors parata, vita contempta[8].
E più oltre un ottavo sepolcro sopra gli altri cospicuo, di marmo bianco finissimo, con quest'altra iscrizione:
Si charitem, caritatemque quaeris
Hinc intus jacent
Non ingratus haerus
Neroni cani benemerentissimo
Franciscus de Cinciis hoc titulum
Ponere curavit…..[9].
In mezzo alla chiesa stava collocata una bara coperta di velluto chermisino ricamato di oro, cosparsa anch'essa di freschi fiori. Intorno alla bara ardevano sei ceri sopra candelabri d'argento lavorati con artifizio mirabile.
Un coro di preti, parati di pianete e di dalmatiche di damasco nero, aspettavano un morto per recitargli le ricche esequie. Nè stette guari, che si fecero sentire passi misurati; e poco dopo, alzata la tenda della porta laterale, comparve una barella portata da due uomini e da due donne.
Giacomo e Bernardino Cènci tenevano le stanghe davanti, le posteriori
Lucrezia Petroni e Beatrice.
Il morto era Virgilio. Dio aveva accolto la seconda parte della preghiera dello sventurato fanciullo: egli dormiva nella sua pace.
Seguivano alcuni servi di casa vestiti magnificamente a lutto, con torcie accese. Non senza dolore misto a maraviglia poteva osservarsi, come le vesti dei famigli fossero troppo meglio in punto, che quelle di Giacomo e di Bernardino: segnatamente di Giacomo, squallido così, da disgradarne il più povero gentiluomo di Roma. Scarmigliati aveva i capelli, lunga la barba, le maniche e il colletto luridissimi: portava bassa la faccia umiliata, la fronte aveva rugosa, le guance pallide e macilenti: dagli occhi accesi versava lacrime amare, e gli si vedeva il palpito del cuore di sopra il farsetto. Dal suo volto tralucevano due passioni contrarie: pietà, e rabbia male repressa. Bernardino anch'egli piangeva. ma così per imitazione, piuttosto che per impulso spontaneo; imperciocchè se non era diventato affatto stupido di cuore, la sua mente era ottenebrata dalla paura del padre, e dalla ignoranza di tutte le cose, nella quale costui compiacevasi conservarlo. Lucrezia, quantunque matrigna si fosse, lasciava l'adito al pianto:—però, essendo piuttosto pinzochera che devota, si rassegnava facilmente e presto; togliendosi le sciagure in pazienza, e attribuendo al santo volere di Dio ogni evento così buono come tristo della vita. Io per me lodo la costanza, ch'è quasi zavorra, la quale fa stare in equilibrio la nave nelle procelle della vita; credo ancora io, che delle cose che avvengono in giornata molte dovessero per necessità succedere: ma quando le idee religiose si adoprano a insugherire il cuore, allora cotesta insensibilità non è virtù; si rassomiglia troppo al vestibolo della morte: l'uomo, finchè vivo, ha da vivere con le sue passioni. Io so che alcuni chiamano le passioni venti contrarii alla vita serena, e jene e lioni e simili altri animali ruggenti, e cercanti cui si abbiano a divorare. Marco Antonio per le vie d'Alessandria fu visto seduto su di un carro tratto da lioni. Se le similitudini addotte sieno acconce, o no, poco importa conoscere; di questo si persuada la gente, che se l'uomo può domare le belve, e governare la procella, molto più potrà le passioni; egli ha da reggere, non lasciarsi impietrire.
Francesco Cènci condusse in moglie cotesta femmina appunto perchè gliela dissero tenerissima della religione, e perchè certa volta, avendo ella udito favellare della empietà di lui, aveva esclamato: «Signore! io terrei piuttosto maritarmi col diavolo, che col Conte Cènci[10].—Egli allora le si pose dintorno; finse costumi esemplari; frequentò chiese, imparò a piegare il collo, e a levare in molto commuovente maniera gli occhi e le mani al cielo: sopra tutto si mostrò largo donatore ai preti, degni guardaportoni del paradiso. Sapeva raccontare leggende dei Santi, discuteva della gratia gratis data, e della forma e della sostanza dei sacramenti meglio del Definitore sinodale dei Padri Francescani. La donna incominciò a credere lo avessero calunniato. In ogni caso, o non poteva essersi convertito? Non poteva avere la Beata Vergine impartito a lei la virtù di strappare cotesta anima dagli artigli del demonio? Oh! è così dolce, così altera cosa per donna devota guadagnare un'anima in contrasto col demonio, che, parlando generalmente, le femmine pie davvero non si contentano della prima conversione, che con lodevole zelo si affaticano per la seconda, e questa diventa impulso alla terza; e se durasse in loro la potenza come la volontà, non è da dubitarsi che sagrificherebbero la vita intera in opera tanto meritoria[11]. Tra per queste ragioni e i conforti dei parenti, le ricchezze grandi e la nobiltà di casa Cènci, la donna condiscese ad accettare il Conte Francesco per suo secondo marito.