L'uomo trovò nella colpa di Eva circostanze attenuanti; ad ogni modo gli piacque piuttosto esporsi perpetuamente alla tentazione, che rimanere privo della sua amabile tentatrice. La fiamma di amore, secondo la ragione del fuoco, divampò più gloriosa quanto più compressa. La donna di compagna diventò signora, e regina. Sedè giudice dei Tornei, presiedè le sfide di poesia, e le Corti di Amore. Un nastro della donna fu preferito a un capello di san Pietro[5]. Gl'illustri baroni di guerra, dopo il piacere di scavalcare emuli famosi, e mandarli vinti a rendere omaggio alla Dama dei loro pensieri, non n'ebbero altro più grato che ricevere buoni colpi di lancia o di spada, per sentirsi medicare dalle mani della donna diletta: questo pei laici. Se i chierici poi, impediti nei legittimi connubii, cercassero mescolarsi in amore alla spartita empiendo le famiglie di vergogna, e il mondo di scandalo, potrete domandarlo agli stessi scrittori di cose ecclesiastiche[6].
Le figlie della terra, che furono una volta cagione di peccato per gli Angioli[7], scalarono il cielo; e, più felici dei Titani, se non balzarono di seggio il sommo Giove, n'equilibrarono il culto. Maria fu salutata deipara, madre di Dio: a lei si volsero i cuori di tutti, appellandola con dolcissimi nomi; i buoni l'amarono per la sua bontà, i tristi per la sua misericordia: orgoglio delle vergini, esempio delle madri; a lei si volgono i marinari pericolanti invocandola stella del mare; a lei i cuori dolenti perchè consolatrice degli afflitti; a lei i colpevoli perchè avvocata dei peccatori. Non bastò sostenerla immacolata dopo il parto, ma la vollero immacolata da macchia originale unica tra i viventi; e il mondo, malgrado la opposizione di san Bernardo e dei Domenicani, volle credere così, e così sia[8]. Quante chiese occorrono consacrate al Padre Eterno, e quante a Maria? Davvero ella non volse mai in cuore pensieri, che non fossero tutti umiltà; pure è forza confessare, che poche preci s'innalzano a Dio se non per mezzo della consolatrice degli afflitti. Conoscete voi titolo di umana grandezza, che possa paragonarsi a questo? Il Sommo Sacerdote, geloso degli affetti del sacerdote, e tutto intento a impedire che si disperdessero in famiglia, mentre su questa terra vitupera, perseguita e calpesta la donna, consente poi che sia venerata regina dei cieli. Insano consiglio! In cielo e in terra la donna impera regina del cuore degli uomini.
Altre volte, (io lo rammento gemendo) agitato da cattive passioni, scrissi male parole contro le donne: me ne confesso colpevole, e me ne pento; cancellatele via: si abbiano per non iscritte; io le ritratto, e intendo farne, come ne faccio, ammenda onorevole. Se ad emendare il fallo abbisognasse presentarsi con la croce in mano e la corda al collo, mi chiamo parato a tutto; non mi tratterrebbe neppure replicare la penitenza dello imperatore Enrico III, quando Gregorio VII, prima di togliergli la scomunica, lo fece stare tre giorni a piedi nudi sopra la neve fuori dei muri di Canosa, mentr'egli si tratteneva dentro davanti al fuoco a ragionare con la Contessa Matilde. O secoli di oro pel Pontificato, deh! dove siete or voi?—Io intanto, per non menomare la grazia vostra, che spero avere recuperata intera, tacerò come il bene che ho detto delle donne non si trovi mica in tutte; anzi talvolta neppure nella medesima donna sempre: anche il cuore ha le sue tavole meteorologiche; ed ora fa sereno, ora nuvoloso, ed ora piove a dirotta. Altri dica, non io, come quando le donne furono giudici nelle Corti di Amore pronunziassero sentenze poco edificanti; a modo di esempio quella di Ermengarda contessa di Narbona, la quale dichiara che il marito divorziato può benissimo essere accolto Amante dalla sua moglie maritata ad un altro; e quella di Eleonora di Guienna, che decide non poter durare amore tra sposi, e doversi scegliere un secondo amante per provare la costanza del primo.—Molto meno riferirò il celebre parallelo fra la donna e Diana; con la sola differenza, in ultimo, che Diana porta la mezza luna sopra la fronte, e la donna la fa portare. Queste, ed altre simili novelle vanno cacciate via come tentazioni del demonio; la fede non ammette dubbio; e in fatto di femmine, ora che mi sento vecchio, io mi son reso credente. Sembrami tempo di tornare alla storia. E le amabili leggitrici mi perdonino la digressione: io ho peccato per colpa loro.
Dal matrimonio di Luisa Vellia con Giacomo Cènci nacquero a breve intervallo di tempo quattro figli, i quali dalle carte di famiglia ricavo avere avuto nome Francesco, Felice, Cristofano ed Angiolo. Vivevano nella via di san Lorenzo Panisperna dentro casa, lontana certo dallo splendore che desiderava l'alto lignaggio di Giacomo; pure una volta secondo i bisogni della famiglia con discreta convenienza fornita: ma Francesco Cènci, passata che gli fu la paura incussagli da papa Clemente VIII quando lo costrinse a somministrare al suo figlio 2000 scudi annui di pensione, e conoscendo come (quantunque egli stesse su l'austero) bene altra fosse la sua dalla mente di Sisto V, incominciò prima a stentargliela, poi a ridurgliela, e infine non gli dava quasi più niente; onde la famiglia vivevasi in angustia grande, stretta da ogni necessità.
Luisa comecchè molto soffrisse, e meno per se (come di leggieri può credersi) che per la famiglia, tuttavolta si aiutava come meglio le riusciva; mostrava ilare il volto al marito, e lo confortava a starsi di buona voglia, chè le cose si sarebbero mutate in bene. Dopo le nuvole apparisce il sole, ella gli diceva, e ogni giorno passa il peggio; nè a un modo solo può durare; con altri simili luoghi comuni che il labbro profferisce, e il cuore non crede: imperciocchè, pur troppo! la fortuna ghermisca l'uomo a' capelli, e lo strascini dentro la tomba, e non lo lasci se prima non lo abbia calcato bene nella fossa, e calpestato la terra sopra che lo copre. Le tribolazioni della animosa donna stavano tra Dio e lei: e sì che si sentiva scoppiare il cuore quantunque volte contemplava il suo nobile consorte tanto non pure dimesso, ma abietto di abbigliamenti; i figli quasi nudi, e talora affamati. Alle frequenti scosse la sua anima però si era non poco mutata; un senso di dubbio serpeggiava là dentro; soffocava non senza sforzo una voce di rimprovero, che suo malgrado vi sorgeva di tanto in tanto a riprenderla della sua troppa pazienza. Incominciava a pentirsi del sagrifizio sofferto: chi l'avesse osservata sottilmente poteva comprenderlo di leggieri dal volto, e dalla voce con la quale profferì le ultime parole.
Ma Giacomo, oppresso dalla tristezza, non aveva comodo a instituire coteste osservazioni, e:
—Luisa mia, soggiungeva in suono di mistero, bene altre… bene altre ne ha commesse costui… Senti… accostati, affinchè i bambini non odano.—
—E siccome ella repugnando non si accostava, Giacomo avvicinò la sua alla sedia della consorte.
—Tu hai da sapere, che la madre mia fu onesta quanto bella… angiolo mio, come te… Però se mantenne purissimo sempre alla fedeltà coniugale il suo cuore, tu capisci ch'ella non potè impedire che altri s'innamorasse di lei. Il signor Gasparo Lanci, nostro gentiluomo, ne concepì altissimo affetto; e procedendo meno discretamente che a bene avvisato cavaliere non convenga, pubblicò la sua passione stampando un funesto sonetto, che mi rammento benissimo, e diceva così:
Posciachè amor per voi mi accese il core
Forse di troppo a me onrata fiamma,
Così di fuoco ho la sinistra mamma,
Che non ho refrigerio al fiero ardore.
Mi nutrisco di pianto, e di dolore;
E bench'io mi consumi dramma a dramma,
Mi restaura il calor, che sol m'infiamma;
Così mi ancide, e mi ravviva amore.
Virginia il guardo onde tanto arso fui
Ei tanto fisso nella mente siede,
Che non posso pensar se non a lui.
Se da voi non impetro hormai mercede
Cenere mi farà, chè non di altrui
Si può smorzar l'ardor che ogni altro eccede[9].